“Siamo indipendenti e non abbiamo bisogno di partner. Stiamo sviluppando sia i marchi che le singole regioni da soli, dunque non serve più nessuno. Neanche i cinesi, con cui non esistono trattative e a cui non darò nulla (nei mesi scorsi erano circolate voci di un interessamento della Great Wall per Jeep, ndr)”. Il vento freddo di Detroit regala a Sergio Marchionne una certa serenità, o forse la consapevolezza che la vera tempesta è passata: “confermo gli obiettivi di FCA per il 2017 e in grande misura anche quelli per il 2018. Se saremo bravi riusciremo a centrare l’azzeramento del debito industriale già nel secondo semestre del 2018, e in quel caso per festeggiare il primo giugno (alla conferenza per la presentazione del nuovo piano industriale, ndr) metterò la cravatta“, scherza in numero uno del sodalizio italo-americano.

Quello appena iniziato, dunque è un anno decisivo. Un anno che, oltre all’obiettivo non facile di raggiungere i 9 miliardi di utile operativo, dovrà far luce definitivamente sull’attività di FCA in Italia, allontanando lo spettro di un calo dell’occupazione nelle fabbriche del Bel Paese: “stiamo cercando di usare gli stabilimenti che abbiamo, ma una possibile soluzione in tal senso verrà dal prossimo piano industriale e da quanto faremo con Maserati e Alfa Romeo“.

Due marchi, specie quello del Biscione, il cui rilancio a livello internazionale è ancora “incompiuto” secondo Marchionne, che ha anche confermato come tra gli investimenti la priorità sia quella di realizzare due sport utility: “un’Alfa più grande rispetto alla Stelvio e una Maserati più piccola rispetto alla Levante“, sfruttando magari rispettivi pianali e sinergie.

Chi va a gonfie vele invece è Jeep. Il cui successo è stato completamente inaspettato: “il marchio ha una storia lunga, ma i risultati economici li stiamo vedendo solo ora e non certo nel 2009 quando l’abbiamo presa. In futuro andrà incontro a uno spin-off? Discorso complesso, bisogna anche pensare a quanto dell’azienda resta poi indietro. Bisognerebbe trovare il giusto bilanciamento, ma per ora il discorso non si pone”. Ad essere scorporata sarà invece Magneti Marelli, per la quale Marchionne ha confermato “un’esistenza separata” entro fine 2018 come proposta al cda, con eventuale quotazione unicamente in Italia.

Quanto invece a mobilità elettrica, guida autonoma il numero uno di FCA è molto cauto: “le auto elettriche ancora non si vendono e quanto a quelle self driving, l’industria automobilistica sta creando l’illusione che un loro arrivo sia un fatto vicino nel tempo. Non è assolutamente così”.

E’ anche per questo che l’entusiasmo di qualche tempo fa per una partecipazione di Maserati alla Formula E si è decisamente spento, mentre rimane quello per il ruolo di title sponsor in F1 con la Haas (“bella operazione con costi ragionevoli”). E per Alfa Romeo ci potrebbe essere un futuro da motorista per le serie Indycar. Anche se l’obiettivo è sempère quello di vincere il titolo mondiale in F1 con la Ferrari: “non so, vedremo. Ho visto i ragazzi a Maranello troppo tranquilli: o abbiamo fatto una grande macchina oppure una ciofeca”.

Il 2018, infine, è decisivo anche perché è l’ultima stagione di Marchionne al timone di FCA. “E’ una cosa fisiologica, è ricambio generazionale. Mi chiedete se a succedermi sarà una donna? No. Semplicemente perché non ce ne sono di papabili. Magari dopo il mio successore ce ne sarà una”. Nel frattempo, davanti c’è un anno intenso da portare a termine.