La proposta simbolo dei 5 Stelle è più generosa e punta a coprire molte più persone. L’obiettivo non è solo dare sollievo ai poveri assoluti, ma sostenere il reddito di tutti i residenti “al di sotto della soglia di rischio” favorendo così “la promozione delle condizioni che rendono effettivo il diritto al lavoro e alla formazione”. Il ddl depositato al Senato nell’ottobre 2013 prevede, partendo dal calcolo del reddito mediano delle famiglie, che a ogni singolo cittadino (senza reddito) siano garantiti 780 euro mensili, cioè 9.360 euro l’anno. Per un genitore con un solo figlio minore la cifra sale a 1.014 euro, per una coppia con due bambini a 1.638 euro. Il reddito di cittadinanza punta però dichiaratamente a colmare il divario tra queste soglie minime e il reddito da lavoro già percepito. Quindi chi guadagna una certa cifra, per quanto piccola, riceverebbe dallo Stato la differenza tra quell’introito e i 780 euro mensili. Sono però richiesti alcuni impegni: i giovani fino a 25 anni devono avere un diploma superiore o frequentare la scuola per ottenerlo, gli altri dovranno iscriversi ai centri per l’impiego, dare disponibilità al lavoro e a percorsi di inserimento e “fornire un piccolo contributo alla collettività“. Ovvero dedicare del tempo a progetti culturali, sociali, ambientali o di tutela dei beni culturali istituiti dai Comuni.