Il leader di Forza Italia si è messo in scia e tra Natale e Capodanno ha annunciato che per affrontare “il dramma della povertà” serve un “reddito di dignità” ispirato all’imposta negativa sul reddito teorizzata da Milton Friedman. Anche se il nome l’ha rubato alla Rete dei Numeri Pari di Don Ciotti, alleanza per il contrasto alla disuguaglianza sociale che il reddito di dignità lo chiede dal gennaio dell’anno scorso. L’ex Cavaliere ha ipotizzato, in particolare, che chi guadagna meno di 1000 euro al mese (“da aumentare di un tot per ciascun figlio a carico”) riceva dallo Stato “la somma necessaria per arrivare ai livelli di dignità garantita da Istat”. Massimo Baldini e Francesco Daveri, su lavoce.info, hanno calcolato anche il costo di quest’idea a partire da una serie di ipotesi. La prima è che il beneficio vada solo ai 2 milioni di nuclei con redditi inferiori alle soglie di povertà assoluta Istat, che corrispondono all’8 per cento del totale delle famiglie italiane. Anche in questo caso ogni nucleo otterrebbe la differenza tra soglia di povertà – calcolata sulla base del numero di componenti – e reddito disponibile. Con queste premesse, le uscite per le casse pubbliche ammonterebbero a 29 miliardi di euro. Il trasferimento medio mensile sarebbe di 1.200 euro a famiglia. Per garantirlo, ogni singolo contribuente italiano sosterrebbe un costo di 711 euro all’anno.

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