Barbara D’Urso o si ama o si odia. La conduttrice di “Pomeriggio 5” e “Domenica Live”, regina degli ascolti e campionessa di faccine, non provoca sentimenti tiepidi: c’è chi la adora alla follia e ‘stira insieme a lei’, il pomeriggio, e c’è chi la paragona nientemeno che all’Isis. Sì, proprio al terribile Stato Islamico che semina terrore in tutto il mondo. Il paragone, senz’altro una provocazione, è opera del filosofo Carmine Castoro: “Dovremmo chiederci se ci terrorizza più Barbara D’Urso o l’Isis. A me fanno più paura la D’Urso e le sue consimili”, ha detto nei giorni scorsi a “Otto e mezzo” su La 7. Un attacco che è rimbalzato su tanti quotidiani e che ha toccato anche le persone più vicine alla conduttrice napoletana. Tipo la sorella Fabiana, scrittrice, che è intervenuta sulle colonne de Il Giornale con un’arringa difensiva (assolutamente comprensibile) che manco Annamaria Bernardini De Pace.

“Quando penso alla sua vita e al lavoro che fa – si riferisce alla sorella – penso che forse sia una donna bionica, nel senso che qualcuno deve averle impiantato un microchip da qualche parte per cui è assolutamente instancabile. Non voglio farne un’eroina (sul giornale è senza apostrofo, ndr), non lo è, anzi ha un carattere insopportabile ma è questo che la rende una vera leonessa […] Possiamo chiamarla televisione di intrattenimento, spettacolo trash, giornalismo azzardato, reality ad impatto emotivo, ma di sicuro (e purtroppo) è quello che c’è fuori dalle finestre e dentro molte delle nostre case. Trovo però molto più genuina mia sorella nel suo decolletè, naturalmente esagerato e messo in mostra, che non un signore (la definizione non ha nulla a che vedere con l’eccezione di persona educata) che ha bisogno di parlare male della D’Urso (unendo addirittura questo cognome al terrificante nome dell’Isis) sperando così di poter vendere qualche copia in più del suo libro”.

Fabiana, di cognome D’Urso, si è pure ritrovata a dover spiegare al figlio di undici anni questa ennesima e azzardata sfida nei confronti della zia famosa. “Gli ho detto che proprio no, la zia non ha nulla a che vedere con i terroristi. E’ solo che quando sei una persona il cui nome è molto conosciuto, capita che altre persone per invidia, per insicurezza o per paura di non riuscire nel loro lavoro, parlino male di te. Forse questo signore […] potrebbe pensare di fare qualcos’altro, magari mettersi alla prova e cercare di capire solo con ciò che ha scritto se può tranquillamente andare incontro al successo, senza obbligare una mamma a dover spiegare al figlio quanto la gente sia superficiale”.