Ricevo da un lettore brasiliano la notizia di un tentativo di introdurre, col solito strumento buono a tutti gli usi della legge finanziaria, gravi limitazioni alla possibilità degli italodiscendenti di chiedere la cittadinanza. Tentativo a quanto pare fortunatamente fino ad ora respinto. Il problema è di grande attualità su scala mondiale. Il fenomeno delle migrazioni di massa determina legami molteplici di un numero crescente di individui con varie comunità culturali e territoriali e va affrontato nell’ottica di ampliare, e non ridurre, i diritti delle persone interessate. Per tali motivi, come ho avuto più volte occasione di scrivere, è urgente che si proceda all’immediata concessione della cittadinanza italiana al grande numero di giovani che sono nati nel nostro Paese e vi hanno trascorso molti anni fondamentali per la loro formazione di esseri umani e di cittadini.

Per colpa dell’opportunismo e della pigrizia di senatori di vari raggruppamenti, dai Cinquestelle al Pd, si è persa al riguardo una grande occasione pochi giorni fa, assecondando quello che sembra  razzismo tutt’altro che strisciante di Salvini e dei nazifascisti di Casapound e Forza Nuova che si sono ultimamente permessi di fare irruzione in redazioni di giornali e riunioni di solidarietà di Onlus che lavorano con i migranti, abitudine poco simpatica che va stroncata sul nascere.

Ma il problema ci riguarda anche da un altro punto di vista, che poi è quello del mantenimento e sviluppo di fondamentali legami culturali e politici con i milioni di italiani che in tempi più o meno recenti sono emigrati in varie parti del mondo. Costretti a partire, come lo sono in genere i migranti, da avverse condizioni economiche, sociali e politiche, i nostri connazionali hanno dato un contributo decisivo allo sviluppo di molti paesi, portando in essi l’impronta originale di un genio nazionale che nasce da secoli se non millenni di scambi e combinazioni con le culture più varie.

Si tratta di un patrimonio di fondamentale importanza per il ruolo del nostro Paese nel mondo ma anche e soprattutto per la civiltà globale, come lo furono a suo tempo, tanto per fare due esempi, il diritto romano e lo spirito del Rinascimento. Deve essere quindi chiaro che ogni tentativo volto a ridurre i diritti di cittadinanza italiana degli italodiscendenti costituisce un vero e proprio attentato a questo fondamentale legame di solidarietà, come giustamente denunciato da una petizione che è stata promossa al riguardo. Non sono chiare le motivazioni che potrebbero aver determinato il tentativo abortito. Probabilmente hanno il loro peso le meschine considerazioni di ordine essenzialmente ragionieristico che, riducendo indegnamente lo Stato a una sorta di azienda, vedono dell’estensione della cittadinanza esclusivamente una fonte di spesa – che si tratti di immigrati di seconda generazione o di italodiscendenti emigrati.

La cittadinanza italiana non è un fatto ragionieristico, ma un legame politico e culturale di natura fondamentale. Per questo va riconosciuta ai discendenti dei nostri concittadini costretti a emigrare tempo fa così come a quelli di coloro che sono stati costretti ad immigrare nel nostro Paese e sono oggi ben 800mila persone, italiani in tutto e per tutto, sicuramente più in linea con i valori costituzionali di Salvini & C. Mantenerli fuori dalla cittadinanza costituisce un’intollerabile lacerazione di elementari principi democratici e un cedimento ai vaneggiamenti dei razzisti. Occorre chiedere che una legge in questo senso costituisca un impegno fondamentale per qualsiasi governo venga ad esistere dopo le elezioni del 4 marzo.

In Italia dobbiamo sconfiggere un razzismo retrogrado e disastroso ed è illusorio pensare di farlo con le sole armi della ragione, anche se di ragioni a favore della cittadinanza per le seconde generazioni ne esistono a bizzeffe. E’ fondamentalmente una questione di lotta di classe. Al contrario di quanto pensano i balordi teorici della “sostituzione etnica” il genere umano è unico e non esistono differenze culturali invalicabili se si assume come unico criterio decisivo il benessere delle persone e l’affermazione dei diritti individuali e collettivi. L’attuale discriminazione nei confronti di ottocentomila persone private ingiustamente della cittadinanza costituisce anzitutto un’offesa nei confronti del popolo italiano di cui fanno parte a pieno titolo.