C’è questa puntata dei Simpson diventata ormai iconica – come tutte le altre, del resto – nella quale Marge dichiara al mondo intero il suo amore adolescenziale per Ringo Starr. Pare strano, perché se uno pensa ai Beatles, l’ultimo dei quattro che gli viene in mente come feticcio di una passione giovanile è proprio Ringo, naso grosso e viso sgraziato, sguardo mica capace di competere con quello degli altri tre. Brutto, senza girarci troppo intorno. E invece Marge è pazza di lui, come lo sono le tante altre fan che nella puntata del cartoon di Matt Groening subissano di lettere il batterista dei Fab Four.

Ringo Starr, al secolo Richard Starkey. Anzi, Sir Ringo Starr. Già, perché vent’anni dopo il ‘collega’ Paul McCartney, stavolta tocca a Ringo fregiasi del titolo: secondo The Sun, il nome del 77enne batterista dei Beatles è nella New Year’s Honours, cioè nella lista delle persone a cui la Regina conferirà titoli onorifici entro la fine dell’anno. Sempre stando al tabloid inglese, ‘Sir Ringo’ (mamma mia, come suona bene), avrebbe già ricevuto la lettera con la quale Buckingham Palace annuncia l’arrivo del titolo.

‘Sir Ringo’. Per quelli che lo conoscono bene “un fottuto Beatle, sempre e comunque“. Criticato tante volte per essere il meno capace dei quattro (suggerimento: pensare a chi erano gli altri tre fa essere molto più indulgenti) ma amatissimo da batteristi come, che so, Dave Grohl che di lui ha detto cose tipo questa: “Come puoi definire il miglior batterista del mondo? Dalla tecnica, forse. O dalla capacità di entrare nella canzone, di definirne il feel. Beh, se lo definiamo in questo secondo modo, Ringo era il re del feel”. “Usa i piatti in un modo estremamente creativo e usava i tom come parte della composizione della canzone”, ha rilanciato Stewart Copeland, giusto per citare due pareri mica a caso. Ma il titolo di “Sir” arriva non solo per meriti artistici perché a contare nella scelta di Buckingham Palace sono state anche le tante attività di beneficenza nelle quali Ringo è impegnato da anni. 

D’altronde, se c’è uno dei quattro abbastanza “stiloso” da vestirlo bene almeno nella forma, questo titolo, quello è proprio Starr. “Quello grande, con l’aria adulta. Quello che si era fatto crescere la barba, che possedeva un abito completo, che aveva classe“. Chi lo dice? McCartney. Che nel libro La versione di Paul, uscito nel 2016, aggiunge: “All’inizio si beveva bourbon e 7Up. Cioè quel che beveva Ringo, che era il più sofisticato tra noi. Lo è sempre stato. Aveva un macchinone. Sembrava un soldato americano, Ringo, per come viveva. Aveva una Ford Zephyr Zodiac. Incredibile, visto che tutti noi avevamo delle utilitarie”. Insomma, uno brutto ma con stile. Roba che alle donne piace, e che li citiamo a fare Serge Gainsbourg, Vincent Cassel, Benicio Del Toro. Che oltretutto Ringo nell’invecchiare è pure migliorato. La botta dello scioglimento dei Beatles a lui è arrivata forte e chiara, forse perché, figlio unico e cresciuto senza padre, in Harrison e Lennon aveva trovato due fratelli. E poi per tutto il resto. Si dice che in quegli anni sia arrivato a bere fino a 16 bottiglie al giorno. Niente di buono, Sir Ringo. Fino a quando, nel 1988, conosce l’amore della sua vita, e con lei, dopo il rehab, la vita la cambia per davvero. A cominciare dall’alcool, nemmeno un goccio. E dall’alimentazione, il pilates, insomma uno stile sano, da moderna rock star. Tanto che il ‘nostro’ è un settantasettenne decisamente in forma.

Oggi, Sir Ringo, dei Beatles parla poco, soprattutto se qualcuno glielo chiede. Restano lui e Paul, che pare stiano lavorando insieme a un nuovo album (di Ringo). “Siamo una famiglia. E come sempre, tra fratelli ci si ama e un po’ si litiga. Questa idea che i Beatles fossero tutta una storia tra me e John è sbagliata: eravamo una piazza con quattro angoli, servivano tutti per stare in piedi”. Parola di McCartney. Che insieme a Lennon scrisse per Ringo diverse canzoni, da Yellow SubmarineWith a Little Help From My Friends. Lennon, McCarteny e Harrison. Come fratelli, anche quando insieme a Starr suonarono quella resta la sua vera chicca, Octopus’s GardenRingo la scrisse dopo aver discusso con i tre compagni di band. Per dimenticare quella che aveva definito una “gabbia di matti” se n’era andato in Sardegna, ospite nella barca di Peter Sellers e lì il capitano gli aveva raccontato di una fantomatica vita dei polpi in fondo al mare, fatta di giardini e oggetti luccicanti. I’d ask my friends to come and see, an octopus’s garden with me, aveva scritto allora Ringo come “segno di pace” per quei tre che lo aspettavano a Londra. We would sing and dance around, because we know we can’t be found.

 

*Per chi avesse voglia di dedicarsi al Ringo batterista e tempo per farlo (durante le vacanze forse si può), il ‘solito’ sito americano Open Culture offre spunti niente male: 

Ringo Starr as a case study

Musician Plays Signature Drum Parts of 71 Beatles Songs in 5 minutes

 

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