Forse c’è qualcosa di peggio che essere cinici, spietati e razzisti: essere vigliacchi. Questo è l’unico aggettivo che si meritano quei senatori che nel giorno in cui si poteva dimostrare il grado di civiltà di un paese, neppure hanno avuto il coraggio (e ce ne vuole davvero poco) di affrontare una discussione, sullo ius soli. Una discussione che forse sarebbe finita comunque con una loro vittoria, ma per potersi attribuire una vittoria, bisogna prima almeno giocarla la partita, rischiare qualcosa. No, troppo per persone così piccole.

Roberto Calderoli ha subito esultato con l’orgoglio dei codardi: «Lo ius soli è definitamente naufragato. Colpito e affondato. Morto e sepolto». Per un esponente di quella Lega che si atteggia a partito duro (lo aveva anche duro, in passato), antipolitico, anti-casta, è davvero una bella figura, quella di adottare i più biechi e bassi trucchi della peggior casta. Non assomigliano nemmeno a quello spot del “ti piace vincere facile”, dove una squadra di centinaia di giocatori scende in campo contro una di undici. Almeno nello spot scendono in campo. In Senato no.

E che dire dei colleghi del Pd, che sono vigliacchi due volte: la prima perché hanno disertato come quelli di destra la votazione, la seconda perché non hanno neppure il coraggio di sostenere che sono contro quella legge, proposta proprio dal loro partito. Sembra impossibile, ma si sono dimostrati ancora più meschini del loro avversari (avversari?).

Seggi vuoti anche tra i 5 stelle, che sulla questione migranti sembra una di quelle enormi sfere di metallo che venivano usate in passato per demolire gli edifici. Oscillano pericolosamente e costantemente da un lato all’altro, senza mai fare una proposta, qualunque sia. Si nascondono dietro il facile slogan: «Né di destra, né di sinistra», troppo facile e in più, falso. Le scelte richiedono una visione delle cose che si ritiene essere giusta, non può essere né-né. O si sta dalla parte dei diritti o li si nega. Non è difficile.

Se fosse possibile, bisognerebbe togliere il titolo di onorevole a quelli che non si sono presentati in aula. Di onorevole, là dentro, non c’è stato proprio nulla.