Cassa Depositi e Prestiti è pronta ad entrare in Am Investco, la cordata che ha vinto la gara per l’acquisizione del gruppo Ilva. Come prospettato negli scorsi mesi, l’ingresso avverrebbe rilevando parte della quota del Gruppo Marcegaglia, che attualmente detiene il 15% delle azioni. Un soccorso che permetterebbe di arginare i rilievi mossi dall’Antitrust Europeo nelle scorse settimane per relativi al rischio di una “posizione dominante” della newco che limiterebbe la concorrenza.

La societa’ del ministero del Tesoro, ha firmato oggi un accordo “non vincolante” con Am Investco per studiare soluzioni in vista di un impegno nel piano di ristrutturazione e rilancio di Ilva al momento della vendita degli asset. Cassa Depositi e Prestiti potrebbe entrare con una quota del 5,6% pari a un controvalore di 100 milioni. Valore equivalente a quello che Banca Intesa sarebbe disposta a investire, entrando nel capitale della cordata Am Investco al closing della vendita.

Nei mesi scorsi giorni, l’impegno di Cdp era stato auspicato dallo stesso gruppo ArcelorMittal, che ha anche invitato la Cassa a partecipare alla sua cordata. Di recente anche il governo, nonostante le smentite, si sarebbe speso per convincere Cassa Depositi e Prestiti – che era nella cordata Acciaitalia, perdente a giugno – a partecipare alla riconversione del siderurgico italiano. L’ingresso è funzionale anche in vista del pronunciamento dell’Antitrust Europeo, attualmente impegnato ad esaminare l’operazione ma già pronto a rilevare che per il gruppo Marcegaglia esiste il rischio di una posizione dominante contraria alla libertà di concorrenza: rilievi che potrebbero costringere il gruppo a ridurre la propria quota se non a uscire da Am Investco.

Alla firma dell’accordo fra Am InvestCo e Cdp era presente Aditya Mittal, ceo di ArcelorMittal Europe e Cfoel Gruppo ArcelorMittal. Subito dopo, il giovane erede del primo gruppo siderurgico mondiale, ha incontrato il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Nel corso dell’incontro sono stati, tra l’altro, affrontati i punti all’ordine del giorno previsti per il tavolo su Taranto convocato per il prossimo 20 dicembre al ministero. Calenda oggi ha anche rivelato di aver scritto una lettera al governatore della Puglia Michele Emiliano, invitandolo a Roma prima del tavolo per Taranto per studiare insieme i diversi punti all’ordine del giorno, con la speranza che Emiliano ritiri il ricorso al Tar. Se Emiliano accetterà l’invito del ministro Calenda, ora sul tavolo ci sarà anche l’ingresso di Cdp auspicato dallo stesso presidente della Puglia.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Consoli in commissione banche: non solo Boschi, l’ex ad di Veneto Banca riapre il capitolo responsabilità di Bankitalia

next
Articolo Successivo

Canone Rai, come fare per l’esenzione. Tempo fino al 31 dicembre per l’invio dei moduli

next