La nipote del Duce dichiara guerra ad un programma Rai, Agorà, e all’inviata del programma Irene Benassi. Non sappiamo se la guerra si limiterà alle annunciate querele oppure se  scenderanno in campo i ragazzotti di Forza Nuova, di CasaPound o naziskin variamente etichettati. Sta di fatto che il programma e la collega hanno già collezionato una bella sequela di insulti e minacce. Ma tant’è. In questo Paese ormai si sdogana tutto. Si può permettere alla nipote di un personaggio come Benito Mussolini di insultare e minacciare impunemente i giornalisti. Rivendendo il servizio però non si capisce è dove sarebbe stata la profanazione.

La Mussolini dice che si è entrati a filmare in un luogo privato. Una privacy che, come testimonia il libro degli ospiti, che la famigliola del Duce condivide con altri quarantacinquemila nostalgici del bel tempo che fu, che ogni anno si recano in pellegrinaggio sulla tomba di Mussolini fotografano, filmano e postano sui social la loro bella impresa. Un pellegrinaggio che probabilmente la signora Mussolini vorrebbe lontano dall’occhio indiscreto delle telecamere. Nella prima parte del collegamento, Irene Benassi ha mostrato gli omaggi che i nostalgici del fascio littorio lasciano sulla tomba del Duce. Altro che luogo privato: la cripta di Predappio, in barba alle norme costituzionali e alle leggi della Repubblica, è diventato un vero e  proprio osceno santuario del neofascismo aperto sette giorni su sette. Si perché la tomba del Duce può essere visitato anche nei giorni festivi, grazie da un guardiano, sembra pagato proprio dalla famiglia che apre i cancelli ai fanatici fascisti anche nei giorni di chiusura del camposanto.

Forse le ire della nipote di Mussolini hanno avuto il merito di fare venire allo scoperto una situazione scandalosa. Sarebbe il caso che un Prefetto, un Questore, e anche un Sindaco, fedeli alla Repubblica, emettessero un provvedimento che, in ossequio alla legge che vieta l’ostentazione di simboli e di qualunque altra apologia del fascismo, chiudessero quella cripta (che sorge all’interno di un luogo pubblico ed è stata costruita per concessione pubblica), vietandone la visita a chi non fosse strettamente legato da dimostrabili vincoli di parentela con Mussolini. Sarebbe un gesto per porre fine ad una vergogna che non solo offende chi ha combattuto ed è morto per liberare l’Italia dal fascismo e dal nazismo, ma offende i fondamentali principi della nostra Costituzione.

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