“Se sei assente dal lavoro a causa di un infortunio avvenuto sia a lavoro sia fuori lavoro, qualsiasi retribuzione per malattia sostenuta dalla compagnia in seguito a detta assenza verrà pagata come prestito e dovrà essere ripagata alla compagnia quando avrai recuperato in merito a ferite, condizioni o assenza dal lavoro”. E ancora: “Il tuo salario è soggetto a una revisione annuale ogni aprile, ad assoluta discrezione della compagnia“. È contro clausole come queste, contenute nel contratto irlandese che dal 2014 regola il rapporto tra Ryanair e i suoi piloti italiani, che gli stessi piloti il 15 dicembre sciopereranno per 4 ore dalle 13 alle 17. Per tutta risposta la compagnia li ha minacciati annunciando sanzioni.

La lingua originale del contratto Ryanair è l’inglese e il contenuto secondo i comandanti che hanno acconsentito a parlare con ilfattoquotidiano.it a patto di essere tutelati con l’anominato, è addirittura peggiore di quello precedente. I due punti citati all’inizio ne sono una prova. Secondo i piloti mentre il significato del comma che tratta la revisione arbitraria delle retribuzione è chiaro, anche se indigesto, quello che parla di assenza dal lavoro per incidenti e malattie, pur essendo ugualmente insopportabile, è anche ambiguo ed equivoco, forse per consentire all’azienda di poterlo usare con la massima discrezione. In passato Ryanair ha tagliato più di una volta gli stipendi ai dipendenti invocando lo stato di necessità ogni volta che per due quadrimestri di seguito l’azienda registrava perdite. Per quanto discutibile quello era almeno un criterio. Da ultimo è saltato anche quello: Ryanair si arroga il diritto di modificare gli stipendi ogni primavera a suo piacimento.

Secondo i piloti il senso di fondo del comma contrattuale che tratta incidenti, malattie e assenze è che l’azienda paga i dipendenti, riservandosi però di considerare la retribuzione come un anticipo, una sorta di prestito che il lavoratore dovrà poi eventualmente restituire. Interpellata da ilfattoquotidiano.it sul significato da attribuire a quella clausola contrattuale (la 13.4) Ryanair ha inviato una nota di una riga: “Non commentiamo in merito ai singoli contratti stipulati con il nostro personale”. Secondo la testimonianza dei piloti e per quel che a loro risulta, il comma 13.4 finora è stato applicato in prevalenza ai giovani nel periodo di prova che in Ryanair dura 1 anno. Uno dei piloti con cui ilfattoquotidiano.it ha parlato sostiene di essere stato vittima di quella clausola proprio in quel lasso di tempo, quando per malattia era stato costretto a un’assenza di tre giorni e l’azienda gli aveva trattenuto a fine mese più di 700 euro.

La faccenda del trattamento di malattia e degli infortuni è molto complicata in Ryanair, ingarbugliata dal fatto che il contratto applicato è di stampo irlandese, ma i piloti a cui si rivolge sono italiani o comunque hanno base di lavoro in Italia e hanno status sovrapposti, alcuni sono dipendenti, altri contractors forniti alla compagnia da brokers. Nella busta paga dei dipendenti c’è la voce Social Insurance IT, ma non è chiaro neppure alle sedi Inps di che tipo di contribuzione si tratti. Quella di Varese, per esempio, dove c’è la base Ryanair Malpensa è subissata da pratiche relative ai piloti che non sa come sbrogliare. Quando i piloti italiani delle altre compagnie si ammalano o sono infortunati possono tornare al lavoro solo dopo la visita di un medico aeronautico che certifica le loro condizioni. Per i piloti Ryanair è diverso: fino al secondo giorno di malattia è sufficiente l’autocertificazione, dal terzo giorno in poi per tornare alla guida di un aereo è necessaria una visita, non di un medico specialistico, però, basta un medico qualsiasi.

Molti dei 600 piloti Ryanair si stanno iscrivendo all’Anpac, l’associazione sindacale dei piloti per antonomasia (finora sono 270). Chiedono di poter negoziare un contratto collettivo di lavoro e di essere rappresentati dalle organizzazioni sindacali come tutti gli altri lavoratori italiani. In teoria il diritto di sciopero non è vietato dai contratti Ryanair, ma è regolato in modo così stringente che nella sostanza è come se fosse negato. In caso di astensione dal lavoro è previsto che i piloti perdano l’allowance, l’indennità di circa 6mila euro l’anno che comprende le spese per la visita medica obbligatoria per l’idoneità, il costo delle uniformi, i parcheggi, gli alberghi nei giorni dedicati alle prove al simulatore. Grazie anche al lavoro di piloti e assistenti di volo italiani, Ryanair è cresciuta molto in Italia. Da tempo è la prima compagnia per numero di passeggeri trasportati, quasi 33 milioni l’anno passato, 11 in più rispetto ad Alitalia. Il mercato italiano rappresenta più di un quarto di quello totale Ryanair e solo tra il 2015 e il 2016 il traffico della compagnia irlandese è cresciuto in Italia del 9,5 per cento.

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