La parola ‘no’ era quella che Harvey Weinstein più odiava”. Le dichiarazioni dell’attrice Salma Hayek riaprono nuovamente il caso delle molestie e violenze sessuali nel mondo del cinema hollywoodiano. Il lungo intervento che la 51enne artista, originaria di Veracruz in Messico, ha pubblicato sul New York Times delinea sì con chiarezza il grave dettaglio del ricatto professionale subito per anni ed esercitato dall’allora capo della casa di produzione e distribuzione Miramax. Ma nelle sue parole si staglia anche una certa dose di coraggio nel dire ‘no’ alle richieste sessuali dell’orco sapendo che quel rifiuto metterà a rischio la carriera. I fatti si svolgono sul finire degli anni novanta. Reduce da diversi exploit di piccoli film art house diretti da Rodriguez (Desperado, Dal tramonto all’alba), e diventata nel 1999 una star grazie alla presenza nel blockbuster Wild Wild West, assieme a Will Smith, la Hayek tenta il tutto per tutto dedicandosi alla storia di Frida Kahlo.  “La mia più grande ambizione”, scrive l’attrice. “L’impero di Weinstein, che all’epoca era la Miramax, era diventato sinonimo di qualità, sofisticatezza, audacia. Era tutto quello che Frida rappresentava per me, e tutto quello che aspiravo ad essere”. La donna all’epoca 35enne conobbe Weinstein attraverso Rodriguez (“tutto quello che sapevo di lui all’epoca era che aveva un’intelligenza notevole, che era un amico fedele, e un padre di famiglia. Mi chiedo se non sia stata la mia amicizia con Rodriguez, Tarantino o George Clooney a salvarmi dallo stupro”). L’accordo produttivo con Weinstein però non sembra subito un idillio: lui le chiede i diritti di un lavoro di adattamento del libro già fatto, le impone il minimo sindacale per il suo ruolo da protagonista, la citazione nei credits come produttrice ma nemmeno un dollaro di ricavo. “Nella mia ingenuità, pensavo che il mio sogno si fosse realizzato. Aveva scommesso su di me che non ero nessuno. Aveva detto sì”. Per la Hayek però il prezzo da pagare è altissimo: sottostare alle richieste ben poco artistiche di Weinstein. Il lungo elenco di “No” della Hayek comincia qui: ai soliti “massaggi” in hotel (anche da un fantomatico amico nudo di cui sarebbe interessante conoscere l’identità ndr), la doccia con lui, l’aprirgli la porta ad ogni ora della notte, farsi praticare sesso orale, spogliarsi nuda con un’altra donna. Eppure lei rifiuta tutto, anche quando i ricatti cominciano a coinvolgere la lavorazione del film Frida (“per lui non ero un’attrice, ma una cosa, un corpo”). Fioccano le minacce di allontanarla dal ruolo di protagonista, ma la Hayek resiste, si rifiuta, e Weinstein adduce a vie legali ponendo impossibili condizioni produttive e artistiche (soldi per portare avanti il film, riscrittura del copione, ecc…). Ricatti che però l’attrice risolve grazie all’aiuto di colleghi come Edward Norton e Julie Taymor. Solo una volta dice un “sì”, perché altrimenti il film non si sarebbe concluso: una scena di sesso, nudo frontale, con un’altra attrice da inserire nel girato.

La Hayek si fece notare come protagonista della telenovela Teresa nel 1989 su una tv messicana. Poi la rapida carriera sui set di Rodriguez, in qualche commediola non proprio memorabile (Mela e Tequila), e diverse partecipazioni a progetti cinematografici un po’ sperimentali come Timecode di Mike Figgis e Dogma di Kevin Smith. Una volta conclusa la lavorazione di Frida, il film ebbe la sua prima mondiale al Festival di Venezia il 29 agosto 2002. E anche qui, secondo il racconto della Hayek, Weinstein la voleva protagonista assieme ad altre ragazze, rivelatesi prostitute, di sesso di gruppo in hotel. Invito prontamente rifiutato. Frida, come per molti film dei Weinstein, a fronte di un budget non altissimo, fece un discreto successo al box office, venne candidato per sei premi Oscar, anche se incatenò un pochino la Hayek a quel ruolo di donna femminista e rivoluzionario. Nel 2006 partecipò assieme a Penelope Cruz al western di frontiera Bandidas, film diventato in breve una sorta di “scult”, a cui fece seguito un graduale allontanamento dai set (ultimamente va segnalata la presenza nel cast de Il racconto dei racconti di Garrone) dovuto probabilmente anche al doppio matrimonio (prima a Parigi poi a Venezia), nel 2009, con il ricco industriale francese Henri-Francois Pinault. Due anni di fidanzamento travagliati tra il 2007 e il 2009, con una separazione ufficiale appena dopo la nascita della figlia Valentina, e poi il ricongiungimento coronato dalle nozze. Pinault, 55 anni, è tra gli uomini più ricchi di Francia. CEO della Kering, la società che detiene tra i brand più lussuosi del mondo della moda (tra gli altri: Gucci, Yves Saint Laurent, Balenciaga, Brioni e Puma). Un marchio a forma di gufo quotato in borsa a quasi 300 dollari ad azione. Pinault, attraverso la Fondazione Kering da lui fondata, ha difeso e promosso i diritti delle donne, arrivando a finanziare dal 2015 il premio Woman in Motion all’interno del Festival di Cannes per discutere dei problemi di genere nell’industria cinematografica mondiale.

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