Il mondo FQ

“Corea, la Cina costruisce campi profughi al confine”. Pechino nega, ma i media locali istruiscono sul rischio atomico

Almeno cinque secondo le fonti, le struttura in costruzione lungo i 1416 chilometri di frontiera tra i due stati. Il primo a darne notizia è stato il Financial Times, cui si sono accodati New York Times e Guardian, citando il leak di una comunicazione di China Mobile
“Corea, la Cina costruisce campi profughi al confine”. Pechino nega, ma i media locali istruiscono sul rischio atomico
Icona dei commenti Commenti

Cina e Corea del Nord condividono 1.416 chilometri di confine comune. È un confine blindatissimo, ma ciononostante poroso. Da qui passano quei beni cinesi, come il petrolio, che nonostante le sanzioni internazionali tengono in vita il regime di Kim Jong-un. In senso contrario viaggiano le residue esportazioni di Pyongyang e, ogni tanto, soldati che sconfinano creando il panico nei villaggi cinesi di frontiera.

È proprio qui che, temendo il peggio, cioè una guerra che provocherebbe un disastro umanitario, la Cina starebbe allestendo dei campi profughi, almeno cinque secondo le fonti. Il primo a darne notizia, tra i media occidentali, è stato il Financial Times, la scorsa settimana, cui si sono accodati New York Times e Guardian.

Si cita un documento interno della principale società di telecomunicazioni cinese, China Mobile, che per errore sarebbe finito sulla piattaforma di microblogging Weibo. Secondo il documento, che fa riferimento a un manager della compagnia invitato dalle autorità locali a visitare la zona, tre villaggi nella “contea autonoma coreana” di Changbai e due città nella provincia del Jilin – Tumen e Hunchun – tutti nel nord-est cinese, sono stati scelti per ospitare i campi profughi. China Mobile dovrebbe fornire i servizi internet alle strutture d’accoglienza.

In passato, Tumen e Hunchun hanno già accolto singoli disertori e profughi nordcoreani che, di solito, passano dalla Cina nel tentativo di raggiungere altre destinazioni. L’approdo oltre confine non è sempre sicuro perché le autorità cinesi potrebbero rimpatriare i fuoriusciti, una pratica condannata dalle organizzazioni per i diritti umani. Il ministero degli Esteri cinese, nella consueta conferenza stampa del lunedì con la stampa straniera, ha dichiarato di non essere a conoscenza di alcun progetto per l’allestimento di campi profughi.

Da tempo si dice che il crollo del regime nordcoreano, oltre a far mancare alla Cina un utile Stato cuscinetto, provocherebbe un’ondata di milioni di profughi nelle sue regioni nord-orientali, il che inquieta parecchio Pechino. Se fosse vera l’indiscrezione ripresa dal leak di China Mobile, per la prima volta si potrebbe ipotizzare che il governo cinese non escluda la possibilità che la crisi nordcoreana precipiti. Negli ultimi mesi, all’infittirsi dei test missilistici e nucleari nordcoreani ha fatto eco l’installazione del sistema missilistico di fabbricazione statunitense Thaad in Corea del Sud e l’aumento delle esercitazioni militari congiunte tra le forze armate di Washington e quelle di Seul. In contemporanea, un’escalation soprattutto verbale ha visto come protagonisti Donald Trump, da una parte, e la propaganda nordcoreana dall’altra.

Certo, l’ipotesi diplomatica resta in primo piano. Il presidente sudcoreano Moon Jae-in arriva proprio mercoledì a Pechino, dove spera di “normalizzare” i legami in quella che sarà la sua prima visita di Stato in Cina. In campagna elettorale, Moon era scettico sull’opportunità di acquisire il Terminal High Altitude Area Defence nonostante le pressioni statunitensi, ma Seul e Washington hanno poi deciso di installare il sistema missilistico all’inizio di quest’anno, ufficialmente per proteggersi dai pericoli provenienti dalla Corea del Nord. Tuttavia, Pechino ha letto la mossa sia come una minaccia per il proprio territorio sia come un ulteriore elemento di destabilizzazione nella penisola coreana. Da quel momento, è cominciato un boicottaggio strisciante dei prodotti sudcoreani in tutta la Cina.

Oltre al rischio di guerra, il ricorso a misure preventive da parte dei cinesi – come è appunto l’allestimento dei campi profughi – sarebbe suggerito da timore che i test nucleari di Pyongyang potrebbero sfuggire di mano, provocando quindi una catastrofe umanitaria e ambientale che valica i confini. Una prospettiva che spaventa particolarmente i cinesi, che nelle aree di frontiera hanno già avvertito scosse di terremoto in occasione delle precedenti detonazioni. In tal caso, l’ondata di profughi nordcoreani sarebbe solo uno dei problemi.

La provincia cinese del Jilin è soli cento chilometri circa da Punggye-ri, il principale sito dove si svolgono i test nucleari della Corea del Nord. Il timore di una guerra nucleare o di un disastro sono una spada di Damocle e la settimana scorsa un quotidiano locale ha offerto una serie di suggerimenti ai residenti su come comportarsi in caso di esplosione atomica o di pioggia radioattiva.

China Files per il Fatto

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione