L’era di Angela Merkel rischia di vedere presto la sua fine per colpa del ricongiungimento familiare. Più che i rapporti con l’Unione europea, più che l’economia interna, più che le tasse o l’inquinamento atmosferico, anche in Germania è il tema dei migranti a spaventare i partiti. La possibilità di permettere a tutti coloro che hanno ottenuto una forma di protezione di essere raggiunti dai propri familiari è stato infatti il principale argomento che ha portato al fallimento della trattativa per la formazione della coalizione Giamaica. La paura di essere considerati corresponsabili di un aumento del numero di arrivi di stranieri ha spinto i liberali e il loro leader Christian Lindner a buttare tutto all’aria: meglio il rischio di un Paese senza governo che quello di perdere consensi o cederli all’estrema destra.

Per capire perché il tema del ricongiungimento familiare in Germania è così importante da aver portato il Paese per la prima volta nella sua storia di fronte alla possibilità di immediate nuove elezioni, bisogna partire dai numeri. Secondo i dati dell’Ufficio per gli Affari esteri, solo nei primi sei mesi del 2017 60mila persone hanno ottenuto un visto per la Germania grazie al ricongiungimento familiare. Nell’anno precedente erano state 100mila. Cifre che spaventano i tedeschi, sempre più inclini a puntare il dito contro la politica delle porte aperte voluta da Angela Merkel nel 2015, quando permise l’arrivo dei profughi siriani. Ma che spaventano soprattutto i partiti, tutti già spostati verso destra ma scottati dal boom di consensi ottenuti comunque dagli xenofobi di Alternativ für Deutschland, diventata terza forza del paese dopo le elezioni di fine settembre.

Solo nei primi sei mesi del 2017 60mila persone hanno ottenuto un visto per la Germania grazie al ricongiungimento familiare

Il ricongiungimento familiare per i parenti di persone che hanno ottenuto asilo in un altro Paese è tutelato dalla convenzione di Ginevra, quindi nessuno può pensare di abolirlo. Mogli, mariti, figli o fratelli hanno il diritto di raggiungere i loro parenti, internazionalmente riconosciuto. La Germania però aveva già fatto qualcosa per tentare di arginarlo. Nei primi mesi del 2016, il governo retto dalla Grosse Koalition di democristiani e socialdemocratici approvò, sotto la pressione di un’opinione pubblica che già chiedeva contromisure, un nuovo pacchetto di norme sul diritto d’asilo. Tra queste, anche una legge che sospendeva per due anni la possibilità del ricongiungimento familiare per chi ottiene una “subsidiärer Schutz”, letteralmente una protezione sussidiaria. In pratica un diritto d’asilo temporaneo e limitato, in attesa di quello definitivo.

Senza questa norma i migranti che avrebbero potuto raggiungere la Germania sarebbero stati molti di più: tra le 150mila e le 180mila persone secondo le previsioni dell’IAB (Instituts für Arbeitsmarkt-und Berufsforschung). Questo anche per effetto di un abuso della concessione di protezione sussidiaria al posto del diritto d’asilo, verificatosi proprio dopo l’approvazione della nuova norma. Secondo i dati pubblicati dal Bamf (il ministero per la Migrazione e i Profughi), la percentuale di concessioni di protezione sussidiaria è salita dallo 0,6% del 2015 al 22,1% del 2016 e al 16,5% nei primi dieci mesi del 2017. Contemporaneamente, la percentuale di riconoscimento di un diritto d’asilo effettivo, quindi con la possibilità del ricongiungimento familiare, è scesa dal 48,5% del 2015 al 36,8% dell’anno scorso e poi ulteriormente al 20,7% tra gennaio e ottobre del 2017. A marzo 2018 il divieto di ottenere il ricongiungimento familiare per chi ha una protezione sussidiaria terminerà, con la conseguente possibilità per tutte queste persone di riavere accanto i propri figli e compagni.

I liberali hanno chiuso ogni possibilità a ulteriori trattative proprio impuntandosi sul tema migranti

Con questa situazione sul tavolo si arriva quindi alla discussione che ha fatto saltare l’accordo tra democristiani, liberali e verdi per la formazione del nuovo governo. I Verdi hanno chiarito fin da subito la loro posizione: la norma non dovrà essere prolungata, altrimenti niente coalizione Giamaica. E se Angela Merkel non ha mai fatto capire la sua idea sull’argomento, dall’altro lato i liberali e la Csu (il partito cristiano-socialista fortissimo in Baviera e da sempre alleato dei democristiani) hanno fatto subito capire come per loro fosse invece una condizione essenziale il prolungamento del divieto.

Inizialmente erano stati soprattutto i bavaresi a sbattere i pugni sul tavolo, scossi da una profonda crisi di leadership interna. Quando però, al termine della scorsa settimana, un compromesso sembrava essere stato raggiunto, si è inserito Christian Lindner. Il leader dei liberali, 38enne e altro enfant prodige della politica europea, che per risollevare il suo partito dalle ceneri si è ispirato più all’austriaco Sebastian Kurz che a Emmanuel Macron, ha improvvisamente chiuso ogni possibilità a ulteriori trattative proprio impuntandosi sul tema migranti.

Una mossa non troppo a sorpresa, se ci si ricorda quali posizioni il giovane candidato aveva espresso in campagna elettorale. Ancora a pochi giorni dal voto ripeteva che chi scappa dalla guerra, “una volta che nel suo Paese è tornata la pace, deve tornare indietro”. “L’obiettivo non deve essere l’integrazione in Germania”, diceva. Concetti quanto mai distanti dal principio del ricongiungimento familiare. Con il prolungarsi delle trattative per la formazione del governo e la conseguente insofferenza della popolazione, Lindner ha avuto paura di perdere consensi, più che di possibili nuovi arrivi. Con la sua decisione però la Germania ora si trova in una situazione di stallo mai provata prima e, secondo la stampa tedesca, il rischio di aver regalato un ulteriore assist all’estrema destra appare molto più concreto.