“Chi si candida a un ruolo di responsabilità politica non può tirarsi indietro quando lo ottiene” sostiene Frank-Walter Steinmeier, “Meglio il voto che un governo di minoranza”, risponde Angela Merkel. Dopo una giornata di caos dovuta all’uscita di Fdp dai negoziati sulla Jamaica Koalition, la voce della cancelliera è dissonante da quella del Presidente della Repubblica tedesca socialdemocratico. Il sogno di un governo tra Cdu-Csu, Fdp e Verdi si è concluso domenica poco prima della mezzanotte. L’antifona era arrivata già la settimana passata quando i punti di scontro erano aumentati invece che diminuire. Immigrazione, clima e finanze i principali punti di rottura, ma anche il carico che ogni partito si portava dietro sembra essere arrivato sul tavolo delle trattative.

Il risultato rappresenta un fallimento non solo per Angela Merkel, nota per le capacità negoziali e per la pacatezza, ma anche per Horst Seehofer, capo della Csu, che attraverso questi negoziati sperava di portare a casa un buon risultato e di ripulire la propria immagine in vista delle elezioni del Land della Baviera nell’autunno 2018. Per quanto riguarda Fdp, invece, dopo anni di assenza dal Bundestag, la strategia di Lindner è stata quella di ottenere il più possibile. “Le concessioni sono state fatte tutte ai Verdi, ad Fdp sono rimaste solo le briciole” ha dichiarato il presidente del partito alla stampa tedesca.

L’impressione è che chiunque si avvicini ad Angela Merkel e provi a costruire una coalizione ne risenta a livello elettorale alle elezioni successive. Per questo Lindner ha provato ad alzare l’asticella. Come dargli torto del resto, i governi passati confermano la profezia. Proprio Fdp dopo un governo di coalizione con Cdu-Csu non riuscì a superare lo sbarramento del 5% per accedere al Bundestag, sorte simile per Spd che alle recenti elezioni ha avuto una drastica riduzione delle preferenze. A giochi quasi chiusi si prospettano ormai 4 possibilità per il futuro tedesco.

Una nuova Große Koalition
I socialdemocratici sono stati chiari già il 24 settembre, l’esperienza di governo insieme a Cdu-Csu è conclusa e non c’è nessuna speranza di poter ricucire il patto di governo e ridare nuovamente stabilità alla Germania. Martin Schulz ha escluso questa opzione nonostante una frangia del partito sia sempre stata favorevole. “Crediamo sia importante che i cittadini possano valutare nuovamente la situazione” ha dichiarato l’ex presidente dell’Europarlamento. Malgrado le dichiarazioni di Martin Schulz, Spd, seguendo il richiamo di Steinmeier, potrebbe fare appello alla responsabilità e provare a trovare un’intesa con Angela Merkel, cercando di ottenere il miglior accordo possibile.

Governo di minoranza
Questa opzione non si è mai verificata dal 1946 e sembra piuttosto difficile in vista delle sfide europee che attendono la Germania. Cdu-Csu potrebbero provare a creare un governo di minoranza con Fdp o con i Verdi. Nel primo caso mancherebbero circa 29 voti per la maggioranza assoluta, nel secondo oltre 40. Angela Merkel, per carattere e per necessità politica è poco favorevole ad un governo di minoranza, in quanto preferisce stabilità e non ama cercare coalizioni possibili su ogni proposta di legge. “Sono una donna che ha delle responsabilità e sono pronta a prendermene delle altre” ha dichiarato la cancelliera, avanzando l’ipotesi di una nuova tornata elettorale. Inoltre, questa eventualità fornirebbe un’immagine debole non solo della Kanzlerin, ma anche dello stesso paese.

Nuove elezioni
Al momento il voto sembra essere l’opzione più probabile oltre a quella più desiderata dagli elettori(63% secondo Infratest-Dimap), ma non immediatamente realizzabile. La Costituzione tedesca, infatti, non permette al Presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier di sciogliere il Bundestag nell’immediato, in quanto punta prioritariamente alla formazione di un governo. Quindi, il presidente presenterà un candidato cancelliere al parlamento che dovrà ottenere la maggioranza assoluta. Nel caso in cui questa maggioranza non venisse trovata, si andrebbe di nuovo ad una votazione parlamentare che necessiterebbe una maggioranza relativa, facile da trovare in questo caso. A questo punto, vedendo che il nuovo governo di minoranza formatosi non avrebbe i numeri, il presidente scioglierebbe le camere e indirebbe nuove elezioni da svolgere entro 60 giorni.

Nuove elezioni significherebbero un’altra campagna elettorale che non gioverebbe a nessuno e che verterebbe ancora di più sul tema dell’immigrazione. I sondaggi non mostrano sostanziali variazioni nelle preferenze degli elettori, ma la paura è che l’unico partito ad uscire vittorioso da questa situazione di stallo potrebbe essere Afd. Spd non naviga in acque calme, il partito è spaccato e Martin Schulz non è ancora riuscito a fornire una linea chiara, non chiarendo nemmeno se si presenterà di nuovo come candidato cancelliere. Una campagna elettorale corta non gioverebbe ai socialdemocratici che devono ancora smaltire la dura sconfitta di settembre. Linke grida elezioni e attribuisce la colpa a Merkel, Afd, consapevole della situazione, si unisce al coro. Fdp, vero colpevole dell’impasse punterà a fare il pieno di voti e a provare a contare di più in un esecutivo futuro.

Un governo senza Merkel
Infine, non è da escludere che i maggiori partiti si possano accordare per un esecutivo che escluda la Mutti (mamma, ndr), che insieme ai migranti sembra essere il problema maggiore. Angela non è amata dagli altri schieramenti e da un parte del suo stesso partito, anche se gode ancora di un appoggio superiore a quello di Cdu. A Berlino si parla di un governo di minoranza Cdu-Csu con Fdp senza la presenza di Merkel, ma anche di una Große Koalition senza la cancelliera. La probabilità, nel caso in cui Merkel venga deposta, sarebbe quella di fare la fine del suo mentore, Helmut Kohl, che venne ripudiato in seguito ad uno scandalo di finanziamenti illeciti proprio dalla sua delfina. Insomma, sarebbe la conferma che chi di spada ferisce di spada perisce