Dai nuovi requisiti per i lavori gravosi esentati dall’innalzamento dell’età pensionabile, alla revisione del meccanismo di calcolo dell’aspettativa di vita. La proposta del governo Gentiloni per far digerire l’innalzamento dell’età pensionabile all’orizzonte, sintetizzata in sette punti che valgono 300 milioni di euro, non accontenta i sindacati. Nonostante l’allargamento delle maglie per chi chiede la pensione anticipata. Secondo le stime dell’Inps, infatti, dopo i nuovi indirizzi del ministero del Lavoro con il riesame delle domande per l’accesso all’Ape sociale e alla pensione anticipata per i precoci (quelli che hanno iniziato a lavorare prima dei 18 anni) potrebbero essere accettate oltre 46mila domande (26.500 per l’Ape social e 20mila per i precoci) a fronte delle 66mila arrivate e delle 60mila previste. In un primo momento, invece, erano state rigettate dall’Inps due domande su tre delle arrivate per l’Ape sociale e il 70% di quelle arrivate per lavoro precoce.

Questo è il punto al quale si è arrivati in merito ai correttivi previdenziali dopo una giornata, lunedì 13 novembre, iniziata con un incontro tecnico tra governo e sindacati, proseguita con un altro vertice, questa volta politico, al quale hanno preso parte anche il premier Paolo Gentiloni e i ministri del Lavoro e dell’Economia, Giuliano Poletti e Pier Carlo Padoan, insieme ai segretari di Cgil, Cisl e Uil Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo. Al termine di questo vertice e prima di iniziare un confronto interno al sindacato, a ilfattoquotidiano.it è il segretario confederale Cgil Roberto Ghiselli a sottolineare “le profonde distanze fra l’attuale proposta del governo e la piattaforma sindacale”.

L’APERTURA DEL GOVERNO. CHE NON BASTA – Nel corso dell’incontro tecnico è stata confermata la possibilità di bloccare l’incremento dell’età pensionabile nel 2019 per chi svolge lavori gravosi. Il piano dell’Esecutivo è quello di far scendere da 36 a 30 anni il requisito contributivo per le attività gravose (le 11 categorie già fissate dall’Ape social, oltre ad agricoltori, parte dei siderurgici, marittimi e pescatori) con l’obiettivo di evitare l’innalzamento a 67 anni. Gli anni per i quali i lavoratori dovranno dimostrare di aver esercitato una attività gravosa, invece, passerebbero a sette su dieci rispetto ai sei su sette inizialmente previsti. Una proposta che non basta ai sindacati. Intanto rimangono fuori diverse categorie di cui si era parlato negli ultimi giorni, come quelle dei vigili del fuoco e della ristorazione. Così, mentre il premier parla di una proposta “innovativa sulla previdenza rispetto al punto di partenza”, la Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) protesta e il segretario della Cgil Susanna Camusso dichiara che “le distanze sono ancora molto significative e le proposte fatte oggi non delineano una facile soluzione”.

Nel corso del tavolo politico sono stati approfonditi anche altri aspetti della proposta. Intanto la revisione del meccanismo di calcolo dell’aspettativa di vita sulla base della media e non delle differenze di picco. Si partirebbe dal 2021 su base biennale. In pratica si farebbe la media del biennio da confrontare con quella del biennio precedente, tenendo sì conto di eventuali riduzioni dell’aspettativa di vita, che però si scaleranno nel biennio successivo, ossia quattro anni dopo le rilevazioni. Confermato anche l’ok a una commissione che studi la gravosità dei lavori e al sostegno alla previdenza integrativa dei lavoratori pubblici. L’esecutivo punta, poi, a migliorare il fondo di integrazione salariale, al riutilizzo nel 2018 delle risorse dell’Ape social e dei precoci.

INSODDISFATTI I SINDACATI – La Camusso, ha definito “insufficienti” le proposte sull’aspettativa di vita e sulla platea di lavoratori che dovrebbero essere esenti dall’innalzamento dell’età pensionabile. “Abbiamo un incontro sabato –  ha detto al termine del tavolo a Palazzo Chigi – il tempo tra qui e quell’incontro il governo dovrebbe impegnarlo per definire una risposta a tutti i punti della nostra piattaforma”. A ilfattoquotidiano.it Ghirelli spiega le ragioni dell’insoddisfazione di fronte alle proposte del governo: “Manca una risposta previdenziale per i giovani, manca il riconoscimento del lavoro di cura e delle donne ed è insufficiente l’intervento previsto sul meccanismo dell’aspettativa di vita in quanto, ad esempio, non si sterilizzano gli aumenti sui coefficienti di rivalutazione”. Poi c’è la questione della platea delle attività escluse dell’incremento dell’età pensionabile: “È del tutto irrilevante (meno di 5mila lavoratori sui 200mila che ogni anno vanno in pensione)”. Stime molto diverse rispetto a quelle di cui parla il governo e che riguarderebbero almeno 15mila lavoratori. Tra le richieste dei sindacati anche un prolungamento dell’Ape social (che vorrebbero almeno per tutte e 15 le categorie interessate dal blocco) a tutto il 2019. Richiesta contenuta anche in un emendamento del Pd alla legge di Bilancio.