“Conosco benissimo Tornatore e quando Miriana Trevisan, una delle nostre ragazze di Non è la Rai, lo ha accusato di molestie, sono rimasta sorpresa e fatico a crederci”. Lo stupore in questione è di Irene Ghergo. 67 anni, l’altra metà di Gianni Boncompagni, l’autrice cult di Non è la RAI, Macao, Pronto Raffella? e Bulli e pupe la Ghergo è una signora che dalle giovani Ambra Angiolini, Pamela Petrarolo, Laura Freddi e Alessia Merz veniva chiamata Kapò. E che nel mezzo del gineceo di Boncompagni, che andò in onda dagli studi del Palatino, Roma, dal 1991 al 1995, controllava ogni cosa. Mai una mano fuori posto, mai una palpatina, mai un intreccio di pubblico col privato. Così mentre all’auricolare stava Gianni, il traffico di decine e decine di fanciulle, molte ancora minorenni, che finivano in tv a ballare e cantare, lo dirigeva soprattutto lei. “Miriana era una ragazza molto seria, ma anche così un po’ ingenua. Parlo della Miriana di 25 anni fa, poi l’ho persa di vista”, spiega al FQMagazine la Ghergo. “Le accuse a Tornatore mi hanno stupito. Pensate che ci mandai a lavorare anche mia figlia che era giovanissima. Mai avuto impressioni di questo tipo. Tutto ciò mi spiazza”.

Ogni giorno una donna accusa di molestie e violenze sessuali un uomo potente del cinema, della tv, del mondo dello spettacolo e della cultura. Cosa ne pensa di quello che sta accadendo?
“Si è aperto il vaso di Pandora, ma è una cosa che tutti sappiamo da sempre. E comunque ogni caso ha la sua storia. Però insomma che il maschio sia molestatore è un dato che ahimè è sempre esistito, non è novità di oggi. Io sono già grandina, ma quando ero adolescente mi è capitato pure a me di essere aggredita e molestata”.

Faccia nomi e cognomi.
“Non fu nell’ambito professionale ma nel privato. A 15 anni accettai un passaggio sull’auto di un noto playboy, ero sulla strada Civitavecchia – Santa Marinella. Quel ragazzo tentò di assalirmi, ma io non ci pensai un attimo, mi gettai dall’auto in corsa. Poi da donna matura ebbi problemi familiari e ricorsi ad un colloquio con il presidente di una banca. Eccomi di nuovo a subire molestie da un uomo con del potere. Sono cose che capitano”.

Le donne subiscono in continuazione il potere e la bestialità dell’uomo.
“Subire no, perché una donna si ribella e buonanotte. La donna ha la facoltà di ribellione e nessuno gliela può togliere. Forse è un fatto caratteriale. C’è chi ce la fa e chi non ce la fa. A me ad esempio mai verrebbe in mente dopo 30 anni di tirar fuori certe accuse, suvvia. Anche se c’è rabbia, frustrazione, si archivia”.

Anche su Boncompagni tante voci, mezze accuse, e mai una prova.
“Capitò che venne in messo in causa, ma la faccenda venne archiviata. Chiamarono 100 ragazze a testimoniare e tutte confermare di non avere mai subito molestie. Gianni aveva fidanzate giovani, questo sì. Diceva sempre: “A me le mie coetanee non piacciono, mi fanno orrore, a me servono almeno 50 anni di differenza”. Contate che lui è sempre stato molto amato dalle sue fidanzate giovanissime. Fino all’ultimo, quando stava male, a casa sua siamo andate a trovarlo con Claudia (Gerini ndr) e Ambra (Angiolini ndr). Gianni era diverso. Mai avuto denuncia di nessun tipo. Non lo dico per difenderlo. Era veramente così. Gianni era un sentimentale e con le donne giovani stabiliva rapporti sentimentali”.

In mezzo a tutte quelle ragazze, tra Non è la RAI e Macao ha mai sentito parlare di molestie sessuali?
“Guardate Non è la RAI era un po’ un’accademia. E io che venivo chiamata kapò controllavo le ragazze in tutto e per tutto. Non volevamo né agenti né estranei in studio, solo i genitori della ragazze. Su di loro ero attentissima, vigile. Orari ferrei, shorts sotto la gonna, niente trucco. All’epoca avevo figlie adolescenti e conoscevo bene certe dinamiche. Negli studi del Palatino c’era una stanza preposta con un grande schermo perché i genitori seguissero e vedessero tutto quello che facevano le loro figlie”.

Lei ha lavorato anche ad un programma con Vittorio Sgarbi nel 2011 e lui è uno di quelli che ne ha dette di tutti i colori contro le ragazze che hanno accusato i potenti di molestie.
“Vittorio è un’anima libera totalmente. Chi lo vuole lo segue, chi non vuole no. Le donne hanno libero arbitrio mi pare? Poi alla fine è solo la loro parola contro la parola di un altro. Non voglio fare la maschilista, ma quando si è in due in una stanza, se non ci sono testimoni, è difficile accusare qualcuno. Serve semmai qualcosa di concreto. Poi è chiaro, i maschi sono spesso brutali quello c’è sempre stato e ce è una parte davvero incontenibile. Dei veri molestatori e bisogna difendersi”.

Quali consigli darebbe ad una ragazza che vuole entrare nel mondo dello spettacolo oggi?
“Bisogna avere personalità e talento. Poi guardi il caso Weinstein e vedi attrici che avevano tutto questo. Bellissime e arrivate, uscite da selezioni mondiali, ma anche loro sono dovute passare attraverso la suite di Weinstein. Se veramente le cose sono andate così il senso di tutto mi sfugge. Se grossi calibri come loro, superstar internazionali sono dovute passare dall’orco, allora ragazze mie cercate anche altri mestieri. Se una non ha la forza di ribellarsi, e comunque di non perdere la tenacia, se ne facciano una ragione”.

Comunque lei in un’intervista affermò che con i gay si stava meglio che con gli uomini etero.
“E’ vero, ne parlai anche con il mio analista. Il maschio poi mi faceva paura. Fin da adolescente ho avuto questo problema, ma ora mi trovo più a mio agio con i gay. Un omosessuale è più divertente. Non voglio però fare la vittima, ho incontrato anche uomini speciali. Solo che i gay noiosi sono rari perché conoscono la leggerezza”.

Della vicenda Kevin Spacey che ne pensa?
“Il gay non dichiarato è diverso. È tormentato. Spesso vive una frustrazione molto forte che sfocia in cattiveria. Non dico Spacey che non conosco, ma ho conosciuto molti gay nascosti e li individuo subito. Hanno una “ienaggine” fortissima. Meglio stare attenti”.

Che rapporto aveva con Berlusconi imprenditore?
“Berlusconi concedeva i mezzi per realizzare le proprie idee. Ci permise di rischiare. Di fare una tv sperimentale come voleva Gianni. Solo rischiando ottieni successo. Oggi non puoi più permetterti di sperimentare, di fare flop. Si insegue un punto percentuale di share coi denti come fossimo nella giungla”.

Berlusconi non piombava mai in studio per incontrare qualche ragazza?
“Mai successo. È dirò di più: mai avuto raccomandate, e mai ricevuta una telefonata quando lavoravo in Mediaset. In Rai, invece, sempre. Telefonava chiunque, ma noi durissimi, rispedivamo al mittente. Spesso millantatori che parlavano a nome di sottosegretari”.

Con il programma di Chiambretti, di cui lei è autrice, siete tornati tre volte sui casi di molestie e violenze nelle ultime tre settimane.
“È sgradevole usare il potere in quel modo, ma l’ho già detto: uno può anche sottrarsi e cambiare strada. Le cose che capitano e che vengono denunciate vanno però viste con lucidità. Il maschio è predatore, lo sappiamo no? Ma adesso che ci sia un’insofferenza anche di fronte a un gesto di un uomo verso una donna, suvvia non esageriamo. Entro certi limiti un gesto di apprezzamento è anche lusinghiero”.