Non basta aver cambiato in corsa le regole, salvando chi aveva aderito alla rottamazione delle cartelle esattoriali ma non ha pagato le prime rate. La coperta della legge di Bilancio è corta e il governo intende accogliere un emendamento al decreto fiscale che amplia ulteriormente la platea dei contribuenti in debito con gli enti pubblici a cui viene consentito di regolarizzare la propria posizione senza versare sanzioni e interessi. In particolare, anche a chi non ha aderito alla prima “puntata” – durante la quale si poteva chiedere la definizione agevolata delle somme affidate agli agenti della riscossione dall’1 gennaio 2000 al 31 dicembre 2016 –  potrà approfittare della rottamazione bis. Già ampliata anche alle cartelle inviate tra gennaio e settembre 2017. Poco importa se per l’Ufficio parlamentare di bilancio, che martedì ha comunicato il proprio giudizio sulla manovra, si tratta di “una misura simile a un condono fiscale”, che “premia i contribuenti meno meritevoli e indebolisce il senso di obbedienza fiscale della platea dei contribuenti”.

L’emendamento, presentato dal capogruppo Pd in commissione Bilancio al Senato Giorgio Santini, consente appunto di aderire alla nuova sanatoria anche se non si è aderito alla definizione agevolata avviata lo scorso anno dal governo Renzi. Nella speranza, si suppone, di far lievitare gli introiti attesi: la relazione tecnica al decreto li stima in poco più di 500 milioni. I nuovi interessati dovranno presentare una dichiarazione alla nuova Agenzia delle Entrate – Riscossione entro il prossimo 15 maggio. Potranno optare per il pagamento dilazionato delle somme dovute, per un massimo di 5 rate di pari importo a partire da luglio 2018.

Per Giuseppe Pisauro, presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio – organismo indipendente che ha il compito di validare le previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del governo – siamo davanti a un condono. Che si inserisce peraltro nell’ambito di una manovra caratterizzata da “una programmazione di corto respiro che inficia la trasparenza dei conti pubblici nonché la prevedibilità del quadro macroeconomico”. “Spicca”, ha aggiunto Pisauro, “la rilevanza dell’impatto quantitativo” delle misure di contrasto dell’evasione fiscale e potenziamento della riscossione” e “l’ammontare crescente del gettito previsto che, stando all’esperienza del passato, risulta di valutazione complessa“.