“Mi piacerebbe finalmente pensare che sia chiaro il disegno che viene fuori unendo i puntini, come nella settimana enigmistica”. Queste le parole di Matteo Renzi quando il 15 ottobre ha presentato il decreto legge sulla rottamazione di Equitalia e delle cartelle esattoriali. Effettivamente, unendo i puntini, un disegno esce, ma è molto diverso da quello che viene illustrato dalla propaganda del premier. Come l’anticipo pensionistico, anche la carta di Equitalia è stata giocata nel tentativo di racimolare un po’ di consensi a costo zero in vista del referendum. Cosa c’è di più odioso di Equitalia? Bene: rottamiamola e proclamiamo chiusa l’epoca degli interessi e delle sanzioni vessatorie. Se fosse vero ci sarebbe da brindare. Purtroppo però è solo fumo negli occhi.

Innanzitutto, Equitalia verrà assorbita con tutto il suo personale dall’Agenzia delle Entrate e assumerà la nuova denominazione di “Agenzia della Riscossione”. Un maquillage, insomma. Quanto alla rottamazione delle cartelle esattoriali, unendo i famosi puntini della settimana enigmistica salta fuori che conviene solo ai soliti furbi e a chi non ha particolari problemi di liquidità. Tutti gli altri si possono tranquillamente attaccare al tram, a partire dalle fasce più deboli, quelle cioè che avrebbero davvero bisogno di alleggerire il peso degli enormi interessi e sanzioni che grava sulle loro spalle. Ma la mossa è stata fatta per racimolare soldi (pochi, maledetti e subito: l’incasso previsto è di 1,4 miliardi) e se uno il denaro non ce l’ha, è automaticamente escluso.

Vediamo in dettaglio: il provvedimento varato dal governo consente di non pagare interessi di mora, le sanzioni e le eventuali maggiorazioni degli enti locali sulle cartelle esattoriali ricevute fino al 31 dicembre 2016 a patto di farne richiesta entro il 31 marzo 2017 e ottenere il via libera di Equitalia, che dovrà rispondere entro il 31 maggio. A quel punto il debito fiscale potrà essere estinto in cinque rate: tre, pari al 70% dell’importo, dovranno essere pagate entro il 2017 e le restanti due (30% dell’importo) entro settembre 2018. E proprio qui sta il punto: se uno non ha problemi di liquidità (spesso gli evasori incalliti non ne hanno) può approfittare della “rottamazione” delle cartelle ottenendo sconti che possono superare anche il 40% dell’importo complessivo fino a quel momento dovuto.

Chi invece non ha liquidità deve valutare con attenzione il da farsi, perché non è affatto detto che chiedere in prestito i soldi a una banca per pagare le cinque rate sia più conveniente rispetto a tenersi la cartella esattoriale così com’è ed estinguere il debito (interessi di mora e sanzioni comprese) nelle 72 rate mensili già previste dal meccanismo di rateizzazione di Equitalia. E’ evidente che in questo caso l’eventuale “sconto” (ammesso che ci sia) offerto dalla rottamazione delle cartelle sarà di gran lunga inferiore al 40% e oltre di chi può pagare cash, perché la banca non presta soldi gratuitamente. E qui stiamo ancora parlando di persone che hanno sì dei debiti con Equitalia ma che hanno ancora la possibilità di accedere al credito bancario, perché magari hanno ancora un lavoro, o sono titolari di pensione, possono offrire delle garanzie reali e non sono mai stati protestati.

Chi invece il lavoro lo ha perso, non ha beni o non ne ha più, non ha alcuna possibilità di beneficiare della “rottamazione” delle cartelle esattoriali e continuerà a restare schiacciato da inique sanzioni ed esorbitanti interessi di mora. Per tutti costoro nulla cambia: resta in vigore il “modello Equitalia”, quello stesso modello che – nelle parole del premier Renzi –  “è stato inutilmente polemico, vessatorio nei confronti dei cittadini. Chiudere Equitalia significa chiudere con quel modello lì, significa che quando non paghi una tassa ti arriva un sms. Chiudiamo il passato, le multe si pagano, ma senza gli interessi vessatori che ci sono stati in passato”. Parole che fanno capire meglio di qualunque esempio lo scollamento che c’è tra le politiche annunciate dal governo e la realtà concreta dei fatti.