Halloween? Un festival dell’horror inconciliabile con la fede cattolica ma anche con la ragione umana”. Non ha dubbi il cardinale Giovanni Lajolo, presidente emerito del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. A ilfattoquotidiano.it il porporato spiega che “oggi Halloween, così come il carnevale, è festeggiato per lo più senza alcun riferimento religioso, semplicemente come festival dell’horror, promosso da consistenti interessi commerciali. Non è però da escludere che gruppi di spiritisti lo celebrino, e anzi lo favoriscano, in connessione con loro credenze e con intenti di evocazione degli spiriti dei defunti o anche di demoni. È ovvio che, in tal caso, si tratta di pratica superstiziosa, o anche magica, del tutto inconciliabile con la fede cattolica, ma direi inconciliabile, anzi tutto, con la ragione umana e il buon senso”.

Il cardinale, nativo di Novara, non nasconde però che da piccolo anche lui festeggiava Halloween. “Mi ricordo – racconta Lajolo – che, quando ero ragazzo sugli 8-10 anni, a noi ragazzi piaceva, più o meno in questo tempo, prendere delle zucche di forma idonea, estrarne il contenuto e sull’involucro esterno fare dei buchi che dovevano significare gli occhi, il naso, i denti e la bocca di un teschio. Poi ci mettevamo dentro una candela ed esponevamo il nostro prodotto orrifico sulla strada del paese a spavento, o divertimento, dei passanti. Era il nostro Halloween: termine che, per altro, era di là da venire alla nostra conoscenza”.

Lajolo, che ha appena dato alle stampe il suo nuovo libro “Chi è Gesù” (Libreria Editrice Vaticana), si sofferma anche sulla prassi ormai diffusa nelle scuole di celebrare questa festa. “Non conosco – afferma il porporato – la giustificazione pedagogica data per proporre ai bambini e ai ragazzi, nell’ambito del programma scolastico, di festeggiare Halloween. Probabilmente, quelle maestre l’intendono come un’occasione per far percepire agli alunni che la scuola fa parte della loro vita, recependo anche momenti di svago in sintonia con i costumi locali. Posso immaginare – auspica il cardinale – che, come buone educatrici, molte maestre sapranno anche spiegare il significato di un tale costume, così come, a suo tempo, il significato del carnevale”.

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