Il successo dà alla testa, nel caso di Weinstein si intende “la testa genitale“. Questo produttore di film memorabili come Pulp Fiction si è rovinato con le proprie palle. Un destino comune a molti uomini, ma quando sei un produttore di fama mondiale il clamore è d’obbligo. Anche uno come me ha sentito almeno una volta albergare dentro di sé il demone “weinsteiniano”. Stavo facendo dei provini per un cortometraggio intitolato Il palombaro, un noir surreale girato da me e dal mio amico Valentino Murgese (menzione speciale a Bellaria, ci tengo a dirlo!), e mi ero immaginato una scena nella quale il protagonista con una torcia illuminava le cosce di una donna fino ad arrivare alla patatina, e poi dalla patatina usciva un polpo che gettava inchiostro nero sulle cosce in questione, la scena mi piaceva ma non era necessaria, ci avevo pensato solo perché avevo voglia di vedere una donna nuda, a volte si fa cinema solo per vedere donne nude! Un mio amico attore mi segnalò una ragazza molto bella e organizzò un appuntamento.

La ragazza si presentò con dei jeans attillatissimi, sentii nascere nelle mie mutande un’erezione cinefila. Spiegai la scena del polpo davanti a un crodino, mentre illustravo i movimenti di macchina alla procace fanciulla, lessi questo pensiero nei suoi occhi – Ma tu chi cavolo sei? Mi rispose che non voleva fare scene di nudo, mi fece in sostanza capire che non voleva bruciarsi la carriera con uno sconosciuto. Dentro di me pensai di trovarmi davanti a una stupida oca o a un genio che aveva capito tutto. La seconda ipotesi è la più probabile. Aveva capito tutto: volevo vederla nuda, nuda, nuda!

Ovviamente tornai a casa con la coda tra le gambe e vergognandomi, l’arte è una cosa seria, cristo! Per fortuna, con gli anni non sono diventato un regista famoso, il mio insuccesso è una garanzia di purezza involontaria. Che il dio del cinema mi preservi in questa purezza. Sul caso Weinstein ho la mia opinione: trattasi di un porco, non ci sono dubbi. Porco lui e porci quelli che gli procuravano gli incontri. C’è solo una cosa che non mi convince, ed è la seguente: che cosa c’entra in tutto questo delirio di onnipotenza l’aspetto fisico di Weinstein?

Perché molte attrici o attricette hanno posto l’accento sulla presunta bruttezza del produttore? “Era grasso e butterato” ho sentito dire da una, e allora? Il ricatto sessuale è odioso in sé, l’estetica in questo caso è eticamente superflua, o no? Il ricatto sarebbe odioso anche se fosse Brad Pitt a farlo. Lo scandalo è il ricatto o la bruttezza di Weinstein? E non ditemi che Brad Pitt non avrebbe bisogno di ricattare le attrici solo perché è bello, alcune mie amiche lo trovano insignificante e insipido, i gusti sono gusti. Il problema è solamente etico, Brad Pitt diventerebbe automaticamente un mostro morale se ricattasse una donna, e quindi bruttissimo agli occhi di un’attrice con un forte senso della morale.

Ho il sospetto che alcune attrici abbiano un senso morale non così sviluppato, ma è solo un sospetto, per carità. Tornando al sottoscritto, ormai non giro più cortometraggi di finzione perché non ho i soldi per produrli, quindi la mia produzione è diventata documentaristica. Che cosa documento? La mia vita. Ho una vita molto economica. Mi basta accendere la videocamera e puntarla su di me o sul volto di una persona che voglio raccontare e il film è fatto, costo: 3 euro. Così non corro il rischio di corrompere nessuno se non me stesso.

Oggi, in questo monologo, vi spiego che cosa mi piace fare con le donne, perché dobbiamo parlarci chiaro: a me le donne piacciono tantissimo. Oh, se c’è un’attrice in ascolto che ha il desiderio di farsi filmare nuda io sono disponibile! Sarà un nudo artistico, ci mancherebbe. In fondo quella scena del polpo che gettava inchiostro uscendo da una patatina mi è rimasta qui, come un groppo in gola che non vuole andarsene. Certo, Pulp Fiction è un grande film, e almeno di questo dobbiamo essere grati a “the pork”, dopo questo scandalo Hollywood cadrà nelle mani di una setta di vegetariani incalliti, del resto come dice un proverbio: la vita è un cetriolo, una volta nell’insalata e l’altra volta nel sedere.