Sarò il tuo tritone. E io la tua sirena”. È letteralmente sbarcata su RaiUno una mini serie di 6 puntate che ha come protagoniste quattro leggendarie figure di donna dai lunghi capelli e dalla lunga coda di pesce al posto delle gambe. La prima puntata di Sirene, scritto da Ivan Cotroneo e Monica Rametta, diretto da Davide Marengo, ha messo oltretutto in riga i concorrenti sugli altri canali, tra cui Bonolis e il suo Peter Pan. Sono stati 4.870.000 gli spettatori (20.6% di share) per la veloce e gradevole nuotatina in compagnia di Luca Argentero, Maria Pia Calzone e Valentina Bellé.

Liberamente tratto da un mix tra Splash – Una sirena a Manahattan, film del 1984 di Ron Howard con Tom Hanks e la bionda Daryl Hannah, e Sirene, film del 1990 di Richard Benjamin con protagoniste Cher e Winona Ryder e Christina Ricci, la fiction di RaiUno ha mostrato una disinvoltura di scrittura e per certi versi figurativa che difficilmente si trovano nel prime time della compunta e bigotta ammiraglia di stato. Intanto Sirene si apre con un nudo full frontal della Bellé, seppur in campo lungo, che fa strabuzzare gli occhi al target attempato di RaiUno. Immediatamente dopo partono le inquadrature della ragazza nuda a mezzo busto con i bei capelli castani che scivolano sopra capezzoli e seni, ma che lasciano comunque intravedere le forme di una giovane nudità. Partendo così è chiaro che un’altra mezz’oretta lo spettatore di RaiUno se la deve essere concessa. Anche perché il quartetto che sbarca sulla costa napoletana, tutto gocciolante e intirizzito, abbigliato alla bell’e meglio con teli e vestitini da mare, offre un ampio target/ventaglio anagrafico femminile: la Calzone per i signori maturi, la Bellé per i 30enni, la brava Denise Tantucci per la fascia adolescenti, e infine la piccola Rosy Franzese a coprire la fascia bimbo. Le quattro sono arrivate sulla terra (le sirene possono vivere tramutandosi in umane solo a New York e a Napoli) per ricercare il fedifrago Ares, un muscoloso tritone promesso sposo della Bellé/Yara, ora trasformatosi in uomo, addirittura campione di nuoto.

La sirene trovano casuale ospitalità a casa del belloccio Salvatore, un Argentero napoletanizzato in modo buffo, che interpreta a meraviglia un allenatore di pallavolo/trombettista, classico single che non vuole legarsi a nessuna (e gliene cadono ai piedi a decine). Le signore e signorine hanno comunque bisogno di una loro privacy casalinga (devono farsi il bagno acqua e sale nella vasca ad orari ben definiti) che Salvatore chiaramente rispetta senza mai intromettersi, fino a quando alcuni loro strani comportamenti non lo inducono a capire meglio chi si è messo in casa. Chiaro, il plot è leggerino, l’intreccio nulla di eccezionale, ma la vivacità di un affermato sceneggiatore come Cotroneo offre più spunti surreali e anticonformisti rispetto alla classica, bolsa fiction di RaiUno. L’aspetto “magico” delle sirene, la loro trasformazione (effetti speciali artigianali ma mai stucchevoli di Visualogie), i loro incantesimi (possono far modificare opinione e modo di comportarsi ad un uomo, eterosessuale), il loro linguaggio (qualche parolaccia partenopea) e il loro agire (non mangiano pesce, anzi urlano come pazze quando Salvatore gli porge un branzino sotto al naso per cena) riescono a diventare invitante tratto distintivo di una felice tipizzazione.

L’incertezza identitaria uomo/pesce attinge con intelligenza e senza villania nell’alterità sociale e culturale (“siete vegane?” chiede Salvatore al rifuggire imbestialite davanti al pesce), ironizzando in punta di penna e di inquadratura perfino nella sfera dell’omosessualità. Tanto che il tentativo di Yara di non pagare il taxista gay ipnotizzandolo con i poteri fantasy delle sirene non va in porto proprio perché con “quelli” non funziona. Testo scritto da uno come Cotroneo (sceneggiatore di alcuni film di Ozpetek, come regista del suo Un bacio o di Io e lei), quindi spunto autoironico e gentile che non si arena nel misogino spinto, ma che fa metabolizzare il dato nella normalità di un tradizionalista tessuto narrativo. Sirene, con questa sua deviazione fantasy e freak, convince come operazione originale in un settore, come la fiction Rai, che non riserva mai picchi di esagerata “sperimentazione” contenutistica che non si scosti da preti, commissari o eroi nazionali. Cameo di Ornella Muti come “sirenetta” di Andersen – quella di Copenaghen.