(Segue da Le spine di Francesco/ 1)

Ci sono acidi che corrodono il ferro e passo dopo passo penetrano sempre di più nel metallo, logorandolo. Accadere con la contestazione implacabile, che il fronte ecclesiale conservatore ha scatenato contro il documento papale Amoris laetitia che ha aperto la strada all’accesso alla comunione per le coppie divorziate e risposate. Sono passati ormai due anni dalla fine del secondo Sinodo sulla Famiglia e risale all’aprile 2016 il documento post-sinodale di papa Francesco. Da allora l’attacco è andato sistematicamente crescendo.

Luglio 2016 la manovra iniziò con una lettera indirizzata al cardinale Sodano decano del collegio cardinalizio. La lettera era firmata da 45 sacerdoti e teologi, nascosti dietro l’anonimato ma con un portavoce: Joseph Shaw , docente a Oxford. Shaw lanciò il primo avvertimento: “Parecchi punti dell’ Amoris laetitia possono essere interpretati come eretici”. Appena due mesi dopo scesero in campo i 4 Cardinali (Caffarra, Meisner, Brandmueller, Burke) rivolgendosi direttamente al pontefice argentino con i loro Dubia. Dubbi teologici espressi mettendo direttamente in contrasto la posizione di Francesco con l’esortazione apostolica Familiaris consortio e l’enciclica Veritatis splendor di Giovanni Paolo II. Con richieste provocatorie del tipo: se papa Francesco concordasse sul fatto che mai – nemmeno in presenza di circostanze che attenuano la responsabilità individuale – un comportamento che trasgredisce i comandamenti divini come l’adulterio, il furto o lo spergiuro possa diventare “scusabile o anche buono”. L’asserita non chiarezza di alcune parti dell’Amoris laetitia, sostenevano i quattro porporati con perfidia teologica, rendeva “casi di adulterio virtuoso, di omicidio legale e di spergiuro obbligatorio quanto meno ipotizzabili”.

La lettera si scontrò con l’irato silenzio di Francesco, che annullò anche il tradizionale ricevimento con tutto il collegio cardinalizio dopo il concistoro del 19 novembre 2016.
A sette mesi dall’iniziativa dei Dubia – senza precedenti nella storia recente della Chiesa cattolica – il cardinale Caffarra, a nome dei 4 Cardinali, scriveva nuovamente al Papa il 25 aprile 2017 lamentando uno stato di divisione in seno alla comunità ecclesiale e chiedendo un faccia a faccia di Bergoglio con i firmatari. I quattro chiedevano di discutere le “interpretazioni di alcuni passi obiettivamente ambigui dell’Esortazione post-sinodale (Amoris Laetiatia) non divergenti dal, ma contrarie al permanente magistero della Chiesa”.

Tre giorni prima si era riunito a Roma all’Hotel Columbus un convegno di oppositori, in cui erano stato agitato il tema di una “correzione fraterna” a cui sottoporre il pontefice argentino e nel corso del quale un ex docente di Storia della Chiesa all’Università Cattolica del Cile, Claudio Pierantoni, aveva accusato papa Francesco di essere invischiato in una linea di “deformazione dottrinale di fondo … (orientata a) un attacco non solo contro dogmi particolari come l’indissolubilità del matrimonio e l’oggettività della legge morale, ma addirittura contro il concetto stesso della retta dottrina”.

E poiché, quando si scatena una guerra civile (ecclesiastica o politica che sia), all’escalation non c’è mai fine, ecco che a settembre di questo anno è arrivata sulla scena la petizione di 62 personalità (salite a 245, fra cui l’ex banchiere dello Ior Gotti Tedeschi), che chiede apertamente di infliggere una “correzione filiale” a papa Francesco. Il pontefice è denunciato per avere “Vostra Santità, per mezzo di parole, atti e omissioni e per mezzo di passaggi del documento Amoris laetitia, sostenuto, in modo diretto o indiretto (con quale e quanta consapevolezza non lo sappiamo né vogliamo giudicarlo)…. proposizioni false e eretiche, propagate nella Chiesa tanto con il pubblico ufficio quanto con atto privato”. Intanto un appello conservatore, lanciato due anni fa per sostenere la “dottrina tradizionale”, ha già superato le ottocentomila firme.

Che la situazione, creata da questa guerra intestina, sia grave lo dimostra un appello internazionale Pro Pope Francis, lanciato in queste settimane, in cui si esprime “pieno appoggio” al Pontefice argentino e lo si invita a “non deflettere dal cammino intrapreso”: Ma a questo punto l’appello pro-Bergoglio forse non basta. Francesco ha scelto la strategia del silenzio. Ma i suoi avversari sfruttano questa posizione per spargere la voce che lui ha paura di rispondere stante l’indubitabile opposizione tra la sua linea e quella tradizionale ribadita sistematicamente dai suoi predecessori Ratzinger e Wojtyla.

E’ vero: la “Chiesa della misericordia” da lui propugnata con il consenso della maggioranza dei fedeli non è quella dei “principi non negoziabili” dei papati precedenti. Proprio per questo Francesco dovrà trovare il modo di affrontare l’opposizione con una parola autoritativa. Il suo silenzio, dicono i suoi sostenitori, serve per non spaccare la Chiesa. Ma la gerarchia cattolica è già divisa. E ci sono momenti in cui un leader deve fare sentire la sua voce.