“E’ un provvedimento che in qualche modo abbiamo spinto noi”. Il direttore generale di Ater Roma, Franco Mazzetto saluta con soddisfazione il decreto Fiscale del governo Gentiloni. “Durante gli incontri di queste settimane presso il Ministero Economia e Finanze e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, abbiamo cercato di far capire l’importanza di un decreto come questo”, spiega a ilfattoquotidiano.it precisando che gli incontri si sono svolti “con i tecnici, sebbene io conosca da anni il premier Paolo Gentiloni”. La norma prodromica alla manovra toglierà le castagne dal fuoco all’Ater di Roma, salvandola (per il momento) dal baratro. Grazie alla “rottamazione bis” delle cartelle esattoriali, infatti, l’azienda che gestisce le 48.426 case popolari nella Capitale, controllata al 100% dalla Regione Lazio, potrà recuperare a novembre il mancato pagamento di metà della seconda rata di settembre – 32 milioni contro i 64 milioni totali – continuando a godere dello sconto di interessi di mora e sanzioni. Eviterà infatti di vanificare l’adesione alla definizione agevolata, che le aveva permesso di abbattere il maxi-debito con il Campidoglio accumulato con quasi 20 anni di Ici e Imu non pagate, portandolo da 556 a 285 milioni.

ATER: “DIALOGO CON EQUITALIA”. AGENZIA ENTRATE SMENTISCE – Del resto, come confermano anche dall’Agenzia delle Entrate Riscossione, dei contribuenti che hanno aderito alla rottamazione delle cartelle, Ater Roma è tra quelli che vantano il debito maggiore, rendendo non secondario per gli interessi di tutti gli attori in gioco che tutta l’operazione vada a buon fine. “Abbiamo avuto diversi incontri anche con l’ex Equitalia – sottolinea ancora Mazzetto – e un altro ci sarà la prossima settimana. D’altronde, la bontà del nostro operato si evince anche dal fatto che non ci hanno pignorato i conti il giorno dopo il mancato pagamento”. Un “dialogo” che viene in realtà smentito dall’Agenzia delle Entrate: “Ci sono stati solo due incontri – spiegano – e non ce n’e’ un altro in programma. L’Agenzia tratta allo stesso modo le cartelle da 100 milioni come quelle da 100 euro, ovvero a rigor di legge”, mentre in relazione al Decreto Fiscale “per noi vale l’attuale normativa finché il testo non viene pubblicato in Gazzetta Ufficiale, salvo poi capire quali saranno le tempistiche per l’entrata in vigore”.

SI PUNTA ALLA COMPENSAZIONE CON IL CAMPIDOGLIO – Quella che il decreto governativo concede all’Ater Roma è una sorta di seconda chance, un condono nel condono. Ma il count-down si è comunque rimesso in moto. Se tutto sarà confermato, entro il 30 novembre l’azienda regionale dovrà corrispondere all’ex Equitaliae i 32 milioni non saldati a settembre, oltre ai 65 milioni già previsti per la terza rata, per un totale di quasi 100 milioni di euro. Soldi che l’ente di edilizia residenziale ha già dimostrato di non avere, dato che sia a luglio (65 milioni) sia a settembre (32 milioni), il denaro sarebbe arrivato direttamente dalle casse regionali. Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, nei giorni scorsi ha provveduto a rimuovere il commissario straordinario Giovanni Tamburino, in scadenza dopo due anni di mandato, e a breve nominerà un consiglio d’amministrazione, il cui presidente avrà “poteri immediati”.

L’operazione da portare a termine nel più breve tempo possibile è la compensazione di 135 milioni di euro di crediti che Ater Roma vanta nei confronti di Roma Capitale (ma che il Campidoglio non ha ancora riconosciuto in bilancio), tenendo sempre presente che le cartelle di cui il Comune ha affidato la riscossione alla ex Equitalia sono riferibili a imposte che l’azienda regionale avrebbe dovuto pagare proprio all’ente capitolino. La partita è molto delicata, “ci sono degli incontri in corso”, come confermano anche da Palazzo Senatorio, ma è evidente che per l’amministrazione guidata da Virginia Raggi vedersi abbassare la voce crediti di un tale importo potrebbe rivelarsi un problema in vista dell’approvazione del bilancio consuntivo e, di lì a poco, del previsionale 2018. Nel caso la trattativa con il Comune di Roma non vada a buon fine, non è escluso che, dopo un’ulteriore erogazione da parte della Regione Lazio, non si possa decidere di “mettere all’asta” alcuni edifici popolari di proprietà dell’Ater, secondo modalità tutte da studiare.