Le regole sono uguali per tutti. Specialmente sotto campagna elettorale. E nel pieno di una rottamazione delle cartelle esattoriali. Quella che per il solo fatto di esistere, nei mesi scorsi ha aiutato il Paese a mettersi al riparo da Bruxelles, mentre i contribuenti-debitori si sono arrabattati in ogni modo per cercare chiudere le proprie pendenze con un lauto sconto. Nonostante gli ostacoli normativi costellati da poche rate e tempi stretti per pagare. E così, in una vicenda che ha del paradossale, il Campidoglio e il suo esattore, la ex Equitalia, oggi Agenzia delle Entrate Riscossione, rischiano di veder sfumare una buona fetta di un importante credito con il relativo aggio del 3 per cento, mentre il debitore avanza sulla via del collasso. Del resto uscire dall’angolo rispettando le regole e i contribuenti-elettori non è semplice.

Tutto ruota intorno alle disastrate case popolari romane dell’Ater. La cronaca è stringente: l’ente controllante, la Regione Lazio, si smarca, l’azienda paga solo in parte e la rottamazione delle cartelle esattoriali si è arenata. Così per l’Ater Roma, che gestisce gli alloggi popolari nel territorio della Capitale, si è messa davvero male, con il concreto rischio che venga liquidata e che si blocchino gli stipendi dei lavoratori e i servizi per gli inquilini. Lunedì 2 ottobre, infatti, nelle casse dell’ex Equitalia sono arrivati solo 32 dei 64 milioni di euro previsti per la seconda rata della definizione agevolata, la rottamazione delle cartelle esattoriali con consistente decurtazione del debito a cui l’azienda regionale aveva potuto accedere al pari di tutti i contribuenti e le imprese italiane. E così il beneficio della sanatoria, cioè lo sconto, in tutto o in parte, è sfumato.

Sull’Ater Roma, infatti, pesa un debito di ben 556 milioni verso il Campidoglio che si è affidato all’agente pubblico della riscossione per incassare l’Ici e l’Imu mai pagate da quando esistono queste imposte. Dopo un primo pignoramento dei conti, avvenuto nel 2016, l’attuale gestione commissariale dell’Ater aveva prontamente approfittato della rottamazione delle cartelle che le aveva consentito di ridurre il debito fino a quota 285 milioni grazie a uno sconto di 271 milioni, da versare – come prevede la legge sulla definizione agevolata – in massimo 5 rate senza possibilità di ritardi, pena la perdita del beneficio. La prima tranche, scaduta il 31 luglio scorso, era stata saldata solo in extremis, grazie all’intervento (non senza polemica) della Giunta Zingaretti e in particolare dell’assessore al Bilancio, Alessandra Sartore. Invece per la seconda rata che andava pagata entro il 2 ottobre, non c’e’ stato nulla da fare: la società che riesce a incassare solo la metà degli affitti sui suoi 48.426 alloggi, non è riuscita a rispettare la scadenza, mentre la Regione Lazio l’ha aiutata con solo 32 milioni, non ritenendo di finanziare oltremodo il carrozzone attualmente guidato dal commissario Giovanni Tamburino.

AGENZIA ENTRATE: “NESSUN TRATTAMENTO AD HOC PER ATER” – Cosa accadrà adesso? Se come sembra, le istanze di adesione alla definizione agevolata presentate da Ater sono più di una, lo sconto non è tutto perduto ma solo in parte. Impossibile però fare dei calcoli senza le singole cartelle in mano. Se questo è il caso, quindi, una parte della rottamazione proseguirà finché i termini dei pagamenti verranno rispettati (la prossima scadenza è per il 30 novembre), mentre per il restante importo il debito, al netto dell’acconto versato a luglio, riparte dal via. E con lui le azioni di recupero del credito da parte dell’agente della riscossione, arrivando anche al pignoramento dei conti correnti e del patrimonio immobiliare disponibile (quello “non disponibile”, gli alloggi erp, non sono pignorabili). L’iter non è immediato, ma nemmeno a lungo termine: richiederà dei giorni, al massimo qualche settimana. “Il contribuente Ater Roma – sottolineano dall’Agenzia delle Entrate – viene trattato esattamente come gli altri. Non ci sarà alcuna discrezionalità, né potranno esserci trattative private o trattamenti non previsti per legge”. Quanto alla possibilità, ventilata dai dirigenti Ater, di un intervento del governo, “non ci risultano allo studio, e comunque per essere operativi dovrebbero prima essere pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale“.  Per ora, quindi, Ater può solo sperare in una maxi rateizzazione, ma a prezzo pieno, dell’ammontare delle cartelle che sono state eliminate dal secondo girone della rottamazione. Il massimo a cui si può aspirare, se ci sono i requisiti, sono dieci anni di rate mensili. Ma visti gli importi in gioco non saranno comunque bruscolini.

REGIONE ANNUNCIA “IMMINENTI ATTI AMMINISTRATIVI” Quanto alla rottamazione ancora in corso, la Regione Lazio ha annunciato sul tema “imminenti atti amministrativi” in preparazione dall’assessorato regionale guidato da Fabio Refrigeri. Su quali siano questi “atti concreti volti a determinare le basi di un risanamento sinora mai attuato da nessuno”, come recita un comunicato stampa della Regione Lazio, c’è ancora estremo riserbo, ma uno di questi potrebbe essere la sostituzione del commissario Tamburino (nominato esattamente un anno fa dalla Giunta Zingaretti), il cui mandato è scaduto proprio il 30 settembre. L’ipotesi più accreditata è che il governo regionale possa nominare un consiglio d’amministrazione a tre componenti e, contestualmente, varare un piano di ristrutturazione aziendale con un maxi-finanziamento che secondo le indiscrezioni si aggirerebbe attorno ai 200 milioni, così da provare – per l’ennesima volta – a far ripartire l’agenzia regionale. “A differenza di quanto sta accadendo in Atac – sostiene il dg Mazzetto a ilfattoquotidiano.it – il nostro problema è esclusivamente finanziario, ovvero che non abbiamo liquidità. E’ vero che il nostro debito complessivo supera 1,4 miliardi di euro, ma allo stesso tempo siamo così patrimonializzati da non rischiare il fallimento. Solo che non abbiamo cassa, e questo per noi rappresenta un grosso problema”.

NUOVO BRACCIO DI FERRO CON IL CAMPIDOGLIO – Ma davvero la Regione Lazio potrebbe improvvisamente finanziare 200 milioni di euro senza colpo ferire? E se sì, perché non l’avrebbe fatto prima? La copertura, in realtà, potrebbe arrivare dalla contestuale (ri)apertura di un contenzioso con il Comune di Roma. L’Ater Roma, infatti, ha iscritto fra i suoi crediti anche un importo di 135 milioni di euro addebitato al Campidoglio. La cifra risale a un accordo sottoscritto nel 2008, quando la Capitale si impegnò ad “acquistare” dall’Ater le aree del Mercato Trionfale e del Parco Sabotino. Al valore dei due terreni, l’azienda regionale ha via via aggiunto il potenziale canone mai corrisposto per il loro utilizzo. Un credito che la Regione Lazio ha non a caso riportato all’attenzione con una nota stampa pubblicata mercoledì pomeriggio: incassati (in linea teorica) i 135 milioni e sommati gli 86 milioni già sborsati, ecco che l’obbligo verso il Campidoglio via l’ex Equitalia sarebbe ridotto sensibilmente.

UNA SOLUZIONE POSSIBILE: LA COMPENSAZIONE – Come si esce da questa impasse? Guido Lanciano, segretario regionale di Unione Inquilini, a ilfattoquotidiano.it afferma che “è assurdo pagare Ici e Imu sulle case popolari, quando i proprietari di immobili sfitti vengono esentati”, mentre anche il dg Mazzetto chiede “interventi celeri del Governo nazionale”. Tuttavia, notano gli esperti interpellati dal Fatto.it, “per quanto, sul fronte etico e politico, non sarebbe di certo uno scandalo esentare gli immobili di edilizia residenziale pubblica, al momento la normativa non permette tale sconto e gli importi arretrati sono dovuti”. E ricordano che se il patrimonio immobiliare Erp “non disponibile” non si può pignorare per legge,  tuttavia “l’Agenzia delle Entrate non sempre procede immediatamente al blocco dei conti correnti, se non in situazioni di reale pericolo”. Il nodo vero è quindi quello del credito vantato da Ater nei confronti del Comune: “La strada potrebbe essere quella della compensazione – sottolineano gli esperti -, in quanto gran parte del denaro reclamato da Equitalia è in realtà un credito di Roma Capitale. Tuttavia, l’Ater sarebbe costretta a pagare comunque, oltre alla differenza di tale operazione, anche l’aggio, oltre agli interessi”.