Ancora accuse di molestie. Ancora ai piani alti di Hollywood. Dopo lo scandalo che ha coinvolto l’ex mogul Harvey Weinstein, Variety racconta del caos capitato a casa Amazon. Roy Price, responsabile degli investimenti nel settore film e show televisivi dell’azienda di Jeef Bezos, è stato sospeso dal suo prestigioso incarico dopo che Isa Dick Hackett, produttrice esecutiva di una delle serie di Amazon che va per la maggiore, lo ha accusato di aver ricevuto da lui proposte oscene a sfondo sessuale. In un’intervista rilasciata a Hollywood Reporter la Hackett, executive di The man in the high castle, ha raccontato di essere stata molestata da Price durante il San Diego Comic-Con 2015. Il 10 luglio 2015 la donna, salita su un taxi assieme a Price e a Michael Paull, un altro executive di Amazon oggi amministratore delegato di BamTech, avrebbe ricevuto da Price l’invito ad avvicinarsi per apprezzare il suo pene. Inoltre nelle ore precedenti al viaggio in taxi tra le sale del party frequentato insieme per lavoro, Price avrebbe più volte chiesto all’orecchio della collega di fare sesso anale con lui.

L’intervista originaria con le rivelazioni della Hackett risale ad agosto scorso ed è stata pubblicata sulle pagine del mensile tecnologico The Information; ma l’attenzione sorta attorno al caso Weinstein ha fatto sì che la donna le rilanciasse finendo su tutti i quotidiani statunitensi. “Penso che una donna possa ispirare l’altra. Io ad esempio sono stata ispirata da altre donne più coraggiose di me che si sono fatte avanti nei giorni scorsi”, ha spiegato la Hackett riferendosi alle decine di donne presumibilmente molestate da Weinstein che nell’ultima settimana hanno parlato dei violenti assalti del fondatore della Miramax. “Ad Hollywood esiste una cultura diffusa fatta di molestie di uomini contro le donne”, ha continuato la executive. “Abbiamo bisogno di nuove e diversificate leadership che non includano soltanto donne, ma anche gay, persone di colore, e persone con disabilità”.

L’affaire Price/Hackett sembra però avere un legame stretto con lo scandalo Weinstein. In alcuni tweet del 12 ottobre 2017 l’attrice Rose McGowan, una delle principali accusatrici dell’ex produttore hollywoodiano che in una clinica dell’Arizona sta iniziando una terapia per disintossicarsi dal sesso, aveva indirizzato le sue accuse direttamente a Jeff Bezos: “Avevo detto al responsabile capo del vostro studio (Price non viene indicato ma si rimane su un generico “head of your studio” ndr) che Weinstein mi aveva violentata. L’ho riferito decine di volte. Lui mi ha detto con non c’erano prove. Io gli ho detto: ‘Io sono la prova’ ”. E ancora: “Vi avevo già venduto un mio script, ma sentii dire che Weinstein era intervenuto per salvarlo finanziariamente. Pregai il vostro responsabile capo di fare la cosa giusta, ma sono stata ignorata. Amazon ha vinto l’Oscar più zozzo”.