Le parole del presidente Mattarella sui magistrati? Sono belle, comprensibili e anche ovvie. Ma chi gli ha messo in bocca che ce l’aveva con Davigo?“. Così, ai microfoni di Ho scelto Cusano (Radio Cusano Campus), esordisce l’ex leader di Idv, Antonio Di Pietro, commentando il monito del capo dello Stato, il quale, incontrando al Quirinale i magistrati ordinari in tirocinio nominati a febbraio, aveva ricordato che la toga dei magistrati “non e’ un abito di scena”. Di Pietro esclude categoricamente che Mattarella si riferisse a Piercamillo Davigo , l’ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati protagonista di un’intervista televisiva a Dimartedì (La7), che ha suscitato un certo clamore. “Per un magistrato la toga è come l’abito sacro per un prete” – osserva Di Pietro – “Per definizione, il prete riferisce la parola di Dio, il magistrato riferisce la parola della legge. Poi ci può essere qualche prete o qualche magistrato che non fanno il proprio dovere, ma certamente questo non è il caso di Davigo che ancora una volta viene accostato a frasi o senza senso o troppo ovvie. Le frasi senza senso sono quelle del vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, le frasi troppo ovvie sono quelle del presidente della Repubblica”. E aggiunge: “Legnini ha fatto un’affermazione, ma se si riferiva a Davigo abbia la forza e la responsabilità di fare nomi e cognomi, altrimenti è come quello che lancia il sasso nello stagno e ritira la mano, cioè il classico comportamento di chi sa di spararle grosse e non quindi si vuole prendere la responsabilità. A ogni cittadino spetta il diritto di esprimere le proprie opinioni. Davigo non ha mai detto che chi si avvale della prescrizione si deve vergognare. Ha detto altre cose”. Poi ribadisce: “Davigo non ha detto quel che gli è stato messo in bocca. Ma gli è stato messo in bocca per permettere ad altri di dire stupidaggini. Legnini non può fare nomi perché sa che sta forzando un concetto che Davigo non ha mai espresso”

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