Scontro rovente a Dimartedì (La7) tra il magistrato Piercamillo Davigo e Mario Lavia, vicedirettore di Democratica, il quotidiano digitale del Pd renziano. Il dibattito è incentrato sulla politica e sulla magistratura, della quale Lavia rileva “un’anomalia” perdurante da 25 anni: “Nell’era del berlusconismo il dottor Davigo e il pool di Mani Pulite sono state un soggetto politico, tanto è vero che alcuni di loro sono scesi direttamente in politica. E questa è un’anomalia che va corretta: bisogna ritornare a una situazione in cui la politica fa la politica e la magistratura fa liberamente la magistratura senza interferire nei processi politici, cosa che purtroppo è successa spesso”. Davigo replica: “I magistrati si candidano perché c’è qualcuno che li candida. Questo fatto che i magistrati fanno politica è una vergogna, ma c’è qualcuno che concorre con loro nella vergogna”. “Non è una vergogna, è un’anomalia”, minimizza il giornalista. “E’ una vergogna invece – ribadisce Davigo – perché i magistrati non devono fare politica secondo me. In secondo luogo, se i politici dicono di voler aspettare le sentenze, vuol dire che le decisioni politiche su chi deve fare il ministro o il parlamentare le prende il giudice. E questo è sbagliato. Decidano prima per conto loro. Il più delle volte non lo fanno perché non ne hanno la forza e hanno bisogno di un pretesto”. “Non è che siamo in Venezuela. Cioè non è che tutti i politici e i ministri si affidano a un giudice”, obietta Lavia. E il magistrato non ci sta: “Non ho mai detto niente del genere e non mi faccia dire cose che non ho detto. So distinguere i ladri dai non ladri. Faccio questo di mestiere”. Lavia ribatte: “Ci sono alcuni casi in cui degli innocenti sono stati messi alla gogna dalla magistratura, sono caduti dei governi, e mi riferisco al caso Mastella, ma anche al proscioglimento di Ottaviano Del Turco per associazione a delinquere, al caso Tempa Rossa, a Errani, a Penati”. “Non ho capito perché Penati. Ha preso la prescrizione. Di che cosa stiamo parlando?”, controbatte il magistrato. “E’ stato assolto l’altro giorno, la prescrizione era per un’altra cosa – puntualizza Lavia – Come lo risarcisce?”. “Risarcire che cosa? – replica Davigo – Uno che ha preso la prescrizione definitiva? Sarà pure un’altra cosa, ma siccome l’articolo 54 della Costituzione dice che i cittadini a cui sono affidate le pubbliche funzioni devono adempiere a esse con disciplina e onore, allora le chiedo: c’è onore nel prendere la prescrizione?