Siamo alle solite: quando il servizio pubblico si occupa di “fare cultura” o se ne occupa nel cuore della notte (per un popolo di insonni, poco felici o molto stressati) oppure arrischia delle operazioni che deprimono quei quattro gatti (masochisti) che nella cultura ci credono ancora. Ieri sera, guardando l’imbarazzante spettacolo dedicato al Premio Campiello (Rai 5, ore 21,15) la prima domanda che saltava in mente era se non ci fossero due conduttori più adatti? E se il giudizio sulla scelta di Enrico Bertolino vira al “scelta molto discutibile” quello che riguarda Natasha Stefanenko vira al “scelta quasi incomprensibile”.

Chiariamolo subito: non ho nulla contro Natasha Stefanenko, una brava professionista, preparata a discettare di moda e di look, ma mi chiedo: non si poteva scegliere una conduttrice in grado di parlare un buon italiano (la Stefanenko è russa, per quanto ci metta dosi massicce di buona volontà il suo italiano è stentato) e con cognizione di causa di libri? Nemmeno in un programma che dovrebbe celebrare l’amore per la lettura si riesce a volare al di sopra dei soliti cliché (mai provati dagli ascolti) che stabiliscono che la super sexy di turno alza lo share? Senza contare che l’effetto “stangona Stefanenko” (alta più di 1,80 centimetri con scarpe dal tacco 12) sfiorava il surreale-comico: tutte le donne (ma anche molti uomini) cercavano di scansarla, per non sembrare dei poveri lillipuziani. Più la solerte Stefania cercava di mostrarsi affettuosa, abbracciando tutti, più i partecipanti all’evento si davano al fugone.

E poi sarò di parte (perché parte in causa), ma ogni mia solidarietà è andata alle scrittrici che conducono per il resto dell’anno una vita di stenti (coi diritti d’autore puoi morire di fame): per una volta che avevano l’occasione per indossare un abito da sera e prendersi un po’ della luce di scena, si sono dovute confrontare (perdendo nella gara del glamour) con una sirena gigante in tulle di pizzo nero trasparente.

Ma non divaghiamo e arriviamo al punto, anzi al “Dubbio Lapalissiano”: perché una serata dedicata alla cultura non dovrebbe essere presentata da una donna (e un uomo) di cultura? Nel nostro paese abbiamo scrittici affascinanti, giornaliste preparate e attrici di teatro strepitose. Penso a Ottavia Piccolo: il suo – quando ha letto la poesia del finto poeta impegnato che poi era un cantante disimpegnato – è stato l’unico momento di vero spettacolo della serata.

Infine, due considerazioni. La prima: la cultura è anche intelligenza, nel scegliere le persone giuste al posto giusto. La seconda: per fortuna i lettori (come i telespettatori) hanno più gusto dei direttori di rete. Il premio Campiello è stato vinto meritatamente da Donatella di Pietrantonio con il suo splendido romanzo L’Arminuta. Che vi consiglio di leggere, spegnendo la tv.