L’Italia è un Paese maschilista. Il calcio, soprattutto in Italia, è uno sport maschilista. Due verità incontrovertibili che forse bastano a spiegare quello che è successo ieri sera sui social network durante e dopo la finale di Supercoppa italiana tra Juventus e Lazio. Alla fine l’hanno spuntata i biancoazzurri contro una Juve irriconoscibile. Capita. Capita persino ai migliori (che in Italia sono i bianconeri senza dubbio alcuno).

Peccato, però, che tanti, troppi tifosi della Vecchia Signora abbiano scelto un’analisi della sconfitta decisamente poco tattica e tecnica. Di chi è la colpa della debacle? Di De Sciglio? Della difesa orfana di Bonucci passato al Milan? Dei nuovi acquisti non ancora integrati negli schemi? Di mister Allegri? Nossignore. La colpa è di Ambra Angiolini. Avete capito bene: la colpa della sconfitta della Juve è dell’attrice romana. Ovviamente non è mica scesa in campo, non ha scelto la formazione e non c’entra nulla con la Juventus, ma per molti tifosi la responsabilità è sua e solo sua, visto che, a dar retta ai gossip e alle foto dei paparazzi, sarebbe la nuova compagna di Massimiliano Allegri.

Basta cercare i tweet che contengono la parola “Ambra” per rendersi conto di un abisso maschilista e pecoreccio che arriva a livelli di volgarità tali da non permetterci di darne conto in questo articolo o nella gallery. Si va dall’apparentemente innocuo “Si nota già la mano di Ambra” ad allusioni neanche troppo velate a pratiche sessuali, fino all’evergreen “Ambra è la Yoko Ono italiana”. Yoko Ono, emblema della donna colpevolizzata di fatti altrui, che nulla hanno a che fare con lei o comunque non in maniera decisiva. E nel calcio, anche solo recentemente, lo abbiamo già visto con Ilaria D’Amico e Gianluigi Buffon, e per anni e anni con Francesco Totti e Ilary Blasi, presa di mira praticamente da tutte le curve d’Italia. E anche il motociclismo, complici i social, ha dato il peggio di sé con la relazione tra Andrea Iannone e Belen Rodriguez, con la showgirl argentina additata come l’unica colpevole di una stagione deludente per il centauro italiano.

È sempre la solita storia: la colpa è della donna, della tentatrice, della figlia del demonio, di colei che, attraverso atti sessuali e malie quasi magiche, distoglie l’attenzione del maschio conducator dal proprio impegno. È una storia vecchia quanto il mondo ma che oggi, nel 2017, fa rabbrividire. E in più dimostra una volta di più che il calcio, soprattutto in Italia, è uno degli ambienti (nello spogliatoio, sugli spalti e sui social network) più maschilisti e volgari.

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