Nemmeno il tempo di realizzare qualche migliaio di meme da diffondere sul Web per celebrare la pax televisiva siglata con tanto di stretta di mano tra Giancarlo Magalli e Adriana Volpe, che quest’ultima, intervistata in esclusiva da Oggi (in edicola giovedì 6 aprile), conferma l’intenzione di querelare per diffamazione il collega che tutti i giorni conduce con lei “I Fatti Vostri” su RaiDue.

Il comitato, nella persona dell’immarcescibile Michele Guardì, nulla ha potuto, evidentemente, di fronte alla querelle che ha fatto parlare così tanto i social network (ognuno ha le querelle che merita). La conduttrice trentina ha spiegato al settimanale popolare i motivi della sua scelta: “Vado avanti decisa. Mi sento in dovere di andare avanti, in nome di tutte le donne che vengono offese sul posto di lavoro e non possono far sentire la loro voce”.

Il navigato e salace conduttore romano, rispondendo su Facebook a un commento che lo accusava di aver offeso le donne con la sfuriata in diretta tv, aveva scritto che “le donne si sentirebbero molto più offese se sapessero come fa a lavorare da vent’anni”. Frase sibillina ma non troppo, che ha buttato un’ombra maliziosa sulla carriera di Adriana Volpe. La sua reazione è stata comprensibilmente piccata, con tanto di lacrime in tv intervistata dalle Iene, e al momento delle scuse a I Fatti Vostri di Magalli, aveva precisato che le accettava solo per quanto successo in diretta e che il resto (cioè il commento su Facebook) era un’altra storia.

Una storia che ora passa dalle battute divertite degli utenti dei social alle scartoffie degli avvocati. “Sono parole vili – ha continuato la Volpe intervistata da Oggi – che offendono me e mio marito. Ora Magalli affronterà le conseguenze per quelle sue parole vili”. E siamo certi che le conseguenze dovranno affrontarle anche Michele Guardì e tutto il resto della squadra de “I Fatti Vostri”, che per un paio di mesi ancora dovranno portare a casa due ore di diretta al giorno con due conduttori che si detestano e che, probabilmente, si incontreranno in tribunale.

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