Lupi – Silenzio e niente difese. Dopo le dimissioni: “Scelta saggia”
renzi lupi 675Quando entra al governo, però, l’aria cambia. Scoppia lo scandalo Grandi Opere, nel quale viene trascinato il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi. Non è indagato, non gli viene contestato nulla. Ma appare circondato da tutte le pedine fondamentali dell’inchiesta. Dalle carte emergono anche regali e lavori per il figlio. Lui assicura di non aver “mai chiesto all’ingegner Perotti né a chicchessia di far lavorare mio figlio: non è nel mio costume e sarebbe un comportamento che riterrei profondamente sbagliato”. E infatti uscirà dall’inchiesta senza macchia. Ma anche dal governo.

Renzi non chiede mai le dimissioni. Il suo capogruppo al Senato Luigi Zanda però dice al Messaggero:  “La politica ha le sue regole. A volte, per le dimissioni è sufficiente una responsabilità oggettiva”. Il giornalista ricorda che per la Cancellieri Renzi disse che ci si poteva dimettere anche senza essere indagati e Zanda risponde: “Concordo”. “Da parte nostra – continua Zanda – c’è una sollecitazione molto forte alla chiarezza e alla trasparenza. Abbiamo chiesto al ministro Lupi di riferire subito in Parlamento, una richiesta che viene sia dal nostro gruppo che dall’opposizione”.

Il messaggio che passerà è che Lupi ha deciso da solo, mentre si moltiplicano le ricostruzioni di “pressing sul ministro”. Quando il ministro gli comunica di dimettersi Renzi non si scapicolla per togliergli da sotto la penna la lettera di addio. Commenta: “La scelta di Maurizio è una scelta saggia, per sé, per Ncd, per il governo”. La De Girolamo, furente, fa luce sul retropalco: “Non possiamo continuare ad essere subalterni nei confronti di un premier che ha una arroganza insopportabile anche nei confronti di un amico (Lupi, ndr) che non è stato difeso. Se il governo ha un problema, c’è Ncd che l’aiuta. Se Renzi ha problemi con la minoranza dem, c’è Ncd. Ma se Ncd inciampa ci dà un bel calcio nel sedere. Quel sindaco coraggioso quando si trattava di chiedere le dimissioni della Cancellieri è diventato Ponzio Pilato“.

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Renzi garantista per Lotti. Ma ai tempi della rottamazione i ministri si dovevano dimettere: da Alfano alla Cancellieri

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