ARRIVAL di Denis Villeneuve, con Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker. Durata: 118’. Canada/USA 2016. Voto 4/5 (AMP)

Un’esimia linguista e un fisico teorico guidano una squadra di “interrogazione” di alcuni alieni, atterrati in diversi angoli della Terra da astronavi misteriose quanto minacciose. La dottoressa Louise Banks, questo è il suo nome, elabora così ad uopo un modello linguistico per comunicare con gli extraterrestri, ma nel processo analitico e di sviluppo comprende che il criterio di pensiero/linguaggio di queste creature ha una natura totalmente diversa da quella umana. Il discrimine è la concezione del tempo: se per i terrestri esso ha un progresso diacronico, per gli alieni è sincronico, ovvero tutto è simultaneo e contemporaneo, il passato e il futuro possono virtualmente coincidere. Ciò si specchia nelle loro modalità espressive e arriva ad agire come vero “atto performativo” sulla vita stessa di chi con loro tenta di comunicare.

Tratto dal magnifico racconto Storia della tua vita di Ted Chiang, Arrival sfonda le barriere della fantascienza “esistenzialista”, accasandosi con grazia tra le posizioni migliori in un’ipotetica classifica del filone. Villeneuve, infatti, fa propria la forza seducente del racconto ab origine, confezionando un dramma intelligente e struggente, acuto e armonico nel suo puntare sui sentimenti più profondi. Vibra il dualismo cognitivo e comunicativo (la donna vs l’uomo, la gnosi vs l’episteme) ma allo stesso tempo risuona la ferma volontà di una sintesi procedurale, dentro a un cerchio infinito. La fantascienza, di fatto, è un pretesto per un altrove squisitamente umano, laddove la linguistica patemica riesce con successo a dialogare con la fisica astratta. Uno dei titoli più avvincenti in concorso all’ultima Mostra veneziana. Candidature e premi attesi nelle prossime settimane.

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