Sono passati quindici anni dall’apertura del carcere di Guantanamo. Era il 2002 quando l’amministrazione di George W. Bush, nel pieno della “guerra al terrore“, aprì la super prigione, sull’isola di Cuba, che, nel suo picco, ha ospitato fino a 800 detenuti, la maggior parte dei quali non è mai stata formalmente accusata da un tribunale. Dal 2002, secondo diversi media, sono morti nove prigionieri e di questi si ritiene che sette si siano suicidati. Altri, invece, sono stati sottoposti a tortura durante l’interrogatorio. Nel carcere, inoltre, sono stati rinchiusi anche una quindicina di minori.

Al termine della campagna elettorale del 2008, Obama promise di chiudere il carcere. Una proposta che ha portato avanti lungo gli anni di presidenza. Nel febbraio del 2016 presentò al congresso un piano della Casa Bianca e del Pentagono per la chiusura del supercarcere. Una promessa che forse, al termine della sua presidenza, non riuscirà a rispetterà. Nonostante il trasferimento degli ultimi detenuti della struttura continui. Sono infatti 19, fra i 55 ancora detenuti sul supercarcere, i prigionieri che saranno trasferiti in altre strutture, grazie al via libera del presidente.

Di tutto altro avviso è il presidente eletto Donald Trump che ha più volte detto di non avere nessuna intenzione di chiudere la struttura. “Non ci dovrebbero essere altre scarcerazioni – ha twittato Trump di recente – sono persone estremamente pericolose e non dovrebbe essere consentito loro di tornare sul campo di battaglia”.

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