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Usa sostiene Ucraina, Russia e Cina con l’Iran: i conflitti globali non sono più separati

Teatri di guerra un tempo separati stanno diventando sempre più interconnessi. Accuse reciproche sono state probabilmente al centro dell'incontro fra Rubio e Lavrov
Usa sostiene Ucraina, Russia e Cina con l’Iran: i conflitti globali non sono più separati
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di Roberto Iannuzzi *

Lo scorso fine settimana, Iran e Ucraina si sono scambiati accuse reciproche. Teheran ha accusato Kiev di aver colpito una nave commerciale iraniana nel Mar Caspio. Nell’attacco sarebbe rimasto ucciso un marinaio iraniano, mentre un altro sarebbe rimasto ferito. Dal canto suo, Kiev da tempo accusa la Repubblica Islamica di aver aiutato lo sforzo bellico russo contro l’Ucraina, in particolare fornendo droni, ed ha recentemente affermato di aver colpito una nave da guerra e navi cargo di Mosca impiegate nel trasporto di materiale militare legato all’Iran attraverso il Caspio. Il presidente Volodymyr Zelensky ha anche dichiarato che la Russia fornisce all’Iran informazioni satellitari sulla regione mediorientale nel conflitto che contrappone quest’ultimo agli Stati Uniti. Gli americani hanno fatto insinuazioni analoghe. In un recente post, il presidente Donald Trump ha velatamente ammonito l’omologo cinese Xi Jinping e quello russo Vladimir Putin a non inviare armi all’Iran.

E’ probabile che Mosca e Pechino aiutino Teheran.

Sono stati segnalati trasferimenti di tecnologia cinese all’Iran per la produzione di microchip. E l’esercito iraniano usa il sistema di navigazione cinese BeiDou per guidare i propri missili sugli obiettivi, dopo aver abbandonato il GPS americano. La Russia avrebbe fornito supporto all’Iran per perfezionare i propri droni, oltre ad informazioni di intelligence e tecnologie di guerra elettronica. In particolare, i sospetti americani si concentrano su due attacchi iraniani condotti contro strutture della CIA nel Golfo. La precisione delle operazioni ha spinto gli analisti statunitensi a investigare se la Russia avesse fornito informazioni sugli obiettivi e tecnologia avanzata sull’impiego dei droni.

Queste accuse sono state probabilmente al centro dell’inaspettato incontro fra il segretario di Stato americano Marco Rubio e il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov a Manila, nelle Filippine, a margine del vertice ASEAN tenutosi la scorsa settimana. Alla vigilia dell’incontro, Lavrov ha accusato gli USA di fornire a Kiev l’intelligence necessaria per colpire obiettivi in territorio russo, cosa del resto confermata dagli stessi giornali occidentali. “Sono gli americani, attraverso forniture di armi finanziate dall’Unione Europea e la condivisione d’intelligence – il sistema Starlink e molto altro – che non solo assistono, ma contribuiscono direttamente alla definizione degli obiettivi delle armi ucraine, inclusi obiettivi civili, sul territorio russo”, ha detto Lavrov.

L’incontro con Rubio, richiesto dagli americani e rivelatosi teso, è durato solo 35 minuti, risolvendosi in un fallimento. Lavrov ha negato che i russi aiutino l’Iran. E’ tuttavia probabile che Mosca stia “rendendo pan per focaccia” agli americani in Medio Oriente. Nel settembre 2024, Putin in persona aveva ammonito gli occidentali a non fornire a Kiev missili a lungo raggio per colpire il territorio russo, specificando che un’azione del genere avrebbe “cambiato la natura del conflitto”.

Ciò avrebbe infatti significato la diretta partecipazione di paesi NATO alla guerra contro la Russia, perché il lancio dei missili richiede dati dei satelliti occidentali e l’intervento di tecnici militari occidentali per programmare le missioni di volo di questi vettori. Tra le possibili ritorsioni, Putin aveva esplicitamente citato l’eventualità di fornire armi dello stesso tipo ad avversari dell’Occidente che avrebbero potuto colpire installazioni occidentali sensibili in altre regioni del mondo. Né europei né americani diedero peso agli avvertimenti russi, ma con tutta probabilità Mosca ha fornito aiuto all’Iran perlomeno nella definizione degli obiettivi da colpire.

Sebbene i russi lo neghino, il fatto che alla vigilia dell’incontro con Rubio il ministro Lavrov abbia ancora una volta condannato l’appoggio militare americano all’Ucraina segnala che Mosca rifiuta l’idea che l’assistenza occidentale a Kiev possa essere classificata differentemente da quella che i russi eventualmente forniscono agli avversari degli USA. L’episodio inoltre conferma che teatri di guerra un tempo separati stanno diventando sempre più interconnessi, come attestato del resto dalle citate tensioni fra Kiev e Teheran per gli attacchi ucraini nel Mar Caspio.

Focolai di crisi in Europa possono avere ripercussioni dal Golfo Persico al Caucaso, e viceversa. La crisi mediorientale non lascia indifferenti né Mosca né Pechino. Malgrado gli ammonimenti di Trump e Rubio, sia Lavrov che il ministro degli esteri cinese Wang Yi hanno incontrato di lì a pochi giorni il loro omologo iraniano Abbas Araghchi in Kirghizistan, a margine dei lavori della Shanghai Cooperation Organization. Wang Yi ha dichiarato all’interlocutore iraniano che la Cina appoggia Teheran nella salvaguardia della propria “sovranità, sicurezza e dignità nazionale”.

La chiusura dello Stretto di Bab el-Mandeb alle navi saudite da parte del gruppo Ansar Allah nello Yemen, alleato dell’Iran, conferma che la crisi nel Golfo può estendersi orizzontalmente coinvolgendo un’altra rotta fondamentale per il commercio mondiale nel Mar Rosso.

Per anni, la strategia americana si è fondata sulla compartimentalizzazione delle crisi internazionali. Il conflitto ucraino, le tensioni con l’Iran, la competizione con la Cina, costituivano teatri gestiti separatamente. Non è più così. Anche questo dovrebbe far riflettere sull’urgenza di imboccare la via diplomatica per disinnescare conflitti che, per la loro crescente complessità e interconnessione, rischiano di sfuggire di mano.

*Autore del libro Il 7 ottobre tra verità e propaganda. L’attacco di Hamas e i punti oscuri della narrazione israeliana (2024). X (Twitter): @riannuzziGPC
https://robertoiannuzzi.substack.com/

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