Non si ferma l’arrivo di migranti dal Marocco verso Ceuta, l’enclave spagnola dove secondo le stime del ministero delll’Interno sono entrate 49mila persone nelle ultime 24 ore via mare e via terra, e cresce il numero di chi non ce l’ha fatta ed è morto nel tentativo di raggiungere a nuoto la costa. Sono 19 i corpi recuperati finora, segnala la Guardia Civil iberica. A riva sono arrivati e continuano ad arrivare uomini, donne incinte, anziani e persone con disabilità. Nella città autonoma centinaia di giovani hanno passato la notte in strada, rannicchiati sull’erba dei parchi.
Mentre l’esercito spagnolo ha raggiunto gli agenti di polizia a Ceuta, in Marocco centinaia di persone da varie parti del Paese hanno formato una “colonna umana di cinque chilometri” nella località di Castillejos, vicina al confine con l’enclave spagnola, per provare ad attraversare la frontiera. Secondo i testimoni del posto intervistati da media iberici, a farle muovere ha contribuito la notizia, diffusa sui social, dell’apertura della frontiera. Nel frattempo anche nella città autonoma di Melilla ieri sono entrate tra le 300 e le 400 persone via terra e via mare e il valico di frontiera di Beni Enzar è stato chiuso, come annunciato dal presidente Juan José Imbroda.
Gli ingressi di ieri rappresentano la crisi migratoria più grave degli ultimi cinque anni e riportano alla mente il maggio 2021, quando il Marocco allentò le misure di controllo e oltre 8mila migranti entrarono nel territorio spagnolo in 48 ore, scatenando una crisi umanitaria e diplomatica tra i due Paesi. Dopo la sentenza della Corte Suprema spagnola che ha vietato i respingimenti immediati per chi raggiunge Ceuta e Melilla a nuoto, il presidente dell’enclave Juan Jesus Vivas aveva segnalato una forte pressione migratoria nell’ultima settimana, con l’arrivo di 1.500-2.000 persone via mare, circa 300 al giorno. Pressione che si sente anche lungo le frontiere tra il Marocco e le due enclavi spagnole, dove nelle prime ore di oggi ci sono stati violenti scontri tra le forze dell’ordine e centinaia di giovani, tra cui molti minorenni, che come riferisce l’Associazione marocchina per i diritti umani (Amdh) “hanno tentato di forzare la recinzione di frontiera e lanciavano pietre contro le forze di sicurezza dispiegate nella zona”.
Nonostante i due governi abbiano concordato il rimpatrio dei migranti entrati illegalmente, gli arrivi non si sono fermati: “Siamo di fronte a un’assoluta emergenza umanitaria e sociale“, ha ripetuto Vivas, che ha chiesto a Madrid di dichiarare lo stato di emergenza nazionale, istituire un comando unico e rafforzare le forze di sicurezza con il dispiegamento dell’esercito. L’Assemblea di Ceuta ha approvato all’unanimità un ordine del giorno che sollecita la chiusura temporanea della frontiera col Marocco. Ma il motivo degli ingressi incontrollati non è in realtà la sentenza della Corte Suprema o la diffusione della notizia sui social: Ismail El Makdoubi, immigrato e presidente dell’associazione Exmenas, spiega che buttarsi in mare è “la loro unica possibilità” perché “non trovano vie legali“. Anche i residenti di Ceuta esprimono preoccupazione non solo per sé, ma anche per chi arriva: “Migliaia di migranti sono in strada e vagano senza sapere dove andare”, dicono, aggiungendo che “molti arrivano feriti per le traversate a nuoto”.
Oggi nella città autonoma è previsto l’arrivo del primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, che ha dichiarato: “Stiamo mobilitando tutte le risorse necessarie, lavorando con le autorità marocchine e internazionali, e preparando le misure necessarie per ripristinare la normalità il prima possibile”. Il commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione, Magnus Brunner, ha annunciato che Bruxelles offrirà alla Spagna il supporto di Frontex per affrontare la crisi migratoria, mentre i ministri degli Interni spagnolo e marocchino stanno lavorando per rafforzare il coordinamento e rivedere i loro accordi sulle politiche migratorie.
Nel frattempo continua la polemica politica che ha visto Giorgia Meloni e Antonio Tajani in prima linea nella richiesta di misure più dure per i rimpatri e di sospendere gli accordi di Schengen. Immediata la risposta del ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares, che ha definito il messaggio in cui Tajani riconduceva la crisi alla sentenza della Corte Suprema “inappropriato da parte del ministro degli Esteri di un Paese partner e amico, dal quale ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia di parte”, annunciando di aver convocato l’ambasciatore italiano Giuseppe Buccino Grimaldi. Anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha ribadito la necessità di rispettare i diritti e la dignità di tutti coloro che arrivano a Ceuta. Anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha escluso che l’aumento degli arrivi a Ceuta sia dovuto a una singola causa.