Parafrasando la celebre frase del generale prussiano Carl Von Clausewitz oso dire : “La poesia non è altro che la continuazione della politica con altri mezzi“.
Ho passato un intero pomeriggio su YouTube a informarmi sul prossimo referendum confermativo del 4 dicembre, mi sono gustato il confronto tra Matteo Renzi e Gustavo Zagrebelsky, moderato da un ottimo (va riconosciuto) Mentana, e mi sono fatto una idea precisa e semplice: senza poesia non si va da nessuna parte; senza poesia si resta fermi al palo; senza poesia il palo resta fermo insieme a noi; senza poesia regna l’indifferenziato; senza poesia non c’è lotta di classe e nemmeno la classe nella lotta; senza poesia la democrazia è una parola vuota perché vuoto è il cuore di chi parla di democrazia.

Da una parte c’era il volto di Renzi: un volto veloce, furbo, simpaticamente scaltro, affabile e friabile, un volto da ruota della fortuna, da compro una vocale e anche una consonante così facciamo prima. Dall’altra parte c’era il volto del professore Gustavo Zagrebelsky; un volto lento, intelligente, elegantemente ironico, un volto quasi in attesa di se stesso, in equilibrio tra cultura e logica, un volto che cercava di farsi ragionamento dentro un frullatore televisivo dove regna “l’immediatezza frullante” e si attua il delitto perfetto di ogni cogitazione.

Come si può del resto riflettere in un contenitore televisivo dove i tempi morti sono aborriti? La riflessione si nutre di tempi morti, è nella sua natura, non a caso ci sono le famose “pause di riflessione” che hanno fatto strage di tanti, tantissimi rapporti amorosi. Dove non c’è pausa non c’è riflessione ma solo sinapsi al guinzaglio, e il sistema non è più nervoso ma nevrotico. La televisione è un sistema nevrotico centrale, ed è fatta per quelli come Renzi, portatore sano di un sistema nevrotico centrale. Mentre il caro e colto Zagrebelsky cercava di entrare nei labirinti della cogitazione incombeva sul più bello lo stacco pubblicitario, e la cogitazione andava in frantumi, atomi televisivi dispersi nell’etere: nulla da fare, tutto da rifare.

E la poesia da che parte sta secondo voi? Sta con i nevrotici o con i cogitanti? E la democrazia è poesia? E la poesia è democrazia? La poesia è un sì o è un no? A volte la poesia può essere un monosillabo, questo penso di avere capito da quel confronto. E quindi superando in brevità “Il mattino” di Ungaretti nel quale ci si illuminava d’immenso, osiamo dire questa monosillabica poesia : NO.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Referendum, il cavallo su cui puntare è quello dell’imperatore (pazzo) Caligola

next
Articolo Successivo

Chi era Claudio Pavone, lo storico della Resistenza senza retorica

next