Nemici del popolo. Giudici fuori dalla realtà, sfidando 17,4 milioni di voti a favore della Brexit, hanno dichiarato guerra alla democrazia e rischiano di provocare una crisi costituzionale.

Oggi il Daily Mail non ha bisogno di gonfiare i titoli e può limitarsi a riportare le dichiarazioni raccolte dopo la sentenza di ieri della High Court, che ha dichiarato impraticabile l’attivazione della procedura per la Brexit senza un voto del Parlamento.

Per Dominic Raab, ex ministro della Giustizia, il caso su cui si è espressa ieri la Corte “è un chiaro tentativo di bloccare la Brexit da parte di persone che hanno perso il contatto con il Paese e si rifiutano di accettare il risultato del referendum” e “non si deve permettere che un’‘empia alleanza’ tra attivisti del Remain, un gestore di fondi, una magistratura non eletta e la Camera dei Lord, abbia la possibilità di contrastare la volontà del popolo britannico”.

Toh, par di sentire un altro ex ministro della Giustizia, di un altro paese (indovina quale): “Il magistrato deve sentenziare secondo il comune sentire del popolo e ciò significa saper interpretare quel che, in un dato momento storico, è il sentimento popolare”.

Continuiamo nella lettura ed ecco qualche altro scampolo che fa affiorare ulteriori ricordi: Douglas Carswell, parlamentare e leader della campagna pro Brexit, parla di sconvolgente “attivismo giudiziario di questi magistrati che ormai “sono dei politici che non devono rispondere a nessuno” tanto che, segnala il quotidiano, “a Westminster lo sfogo di rabbia contro lo sconvolgente ‘attivismo giudiziario’ è arrivato al punto che è stata ventilata la richiesta di una revisione del metodo di nomina dei magistrati di alto rango”

E qui l’onda dei ricordi ci sommerge perché gli esempi di ieri e di oggi si sprecano. Uno per tutti: “Cara […] sono sicuro – continua il leader di Forza Italia – che tu sei consapevole di quale attacco mi èstato inflitto da una magistratura militante, che fa un uso politico della giustizia per eliminare l’unico ostacolo che si è opposto e che si oppone alla definitiva presa del potere da parte della sinistra. Questa è l’Italia di oggi. Un’Italia senza giustizia, dove per avere giustizia devi rivolgerti alla Corte Europea di Strasburgo come sto facendo per correggere l’assurda e l’indegna sentenza del primo agosto. Mi spiace, mi spiace tanto. Spero, a processo finito, di poterti rivedere e riabbracciare. Ti voglio bene. Silvio“.

Anche le schede dedicate ai tre giudici che componevano il collegio di Londra presentano spunti interessanti: veniamo a sapere che il Lord Chief Justice John Thomas e sua moglie, nel 2011, hanno incassato e messo in banca un milione di sterline quando hanno scambiato la loro vecchia casa, con cinque stanze da letto, del valore di 2,6 milioni di sterline, con un’altra nuova, vicino al Tamigi, del valore di 1,6 milioni di sterline.

Il Master of the Rolls, Sir Terence Etherton, ha invece segnato la storia legale britannica quando, una decina d’anni fa, è stato il primo gay dichiarato ad essere nominato Lord Justice of Appeal.

Nulla al confronto con l’antica macchia che infama Sir Philip Sales: la sua nomina, a soli 35 anni, ai tempi di Blair, a First Treasury Counsel, una carica, svolta non gratuitamente, che consiste nel rappresentare il governo britannico in tutte le cause civili.

Purtroppo non si hanno notizie sul colore dei calzini indossati dai giudici, ma è certo che tutti gli altri particolari riferiti devono aver avuto il loro peso nella decisione presa ieri dai tre loschi figuri.

Passiamo alla prima pagina di un giornale ritenuto più sobrio, il Telegraph, ma la musica non è molto diversa: I giudici contro il popolo è il titolo sopra le foto segnaletiche dei famigerati tre giudici della High Court. Rispetto al Daily Mail cambia solo la posizione: là i titoli erano sotto le foto.

Vengono citati uno stizzito Iain Duncan Smith, ex ministro del governo Cameron: “Adesso abbiamo l’Alta Corte che dice al Governo e al Parlamento come devono fare il loro lavoro. Questo è inaudito” e poi il solito Dominic Raab: “Il 23 giugno il popolo britannico ha dato al Governo il chiaro mandato di staccarsi dall’Unione Europea e riprendere il controllo dei nostri confini, delle nostre leggi, dei nostri soldi e dei nostri traffici. Siamo delusi perché oggi il tribunale ha scelto di ignorare quella decisione”.

Infine Lord Tebbit, già ministro ai tempi di Margaret Thatcher: “I giudici vanno rimessi al loro posto. E’ chiaro che non si trattava di un referendum consultivo. Era il Parlamento che chiedeva al popolo di prendere una decisione”.

Sarà, ma pare che, se necessario, in Gran Bretagna siano in grado di indire anche dei referendum vincolanti. Basta volerlo, come nel caso del referendum elettorale del 2011 con cui gli elettori avrebbero potuto cambiare il sistema di elezione della Camera dei Comuni. Ma, per dirla con il Lord, è chiaro che per la Brexit non hanno voluto.

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