Il Leone d’Oro 2016 è targato Filippine. Il cineasta Lav Diaz vince il Concorso di Venezia 73 con The woman who left, 226 minuti di durata, apnea di frugale virtuosismo stilistico con protagonista una donna che ha passato trent’anni in prigione per un crimine non commesso, e il suo ritorno ad una vita impossibile da ricostruire se non rievocando e vivendo nuovi lutti, tragedie e sconfitte. Cinema di confine, autoriale fino al midollo, bianco e nero digitale privo di troppi fronzoli e contrasti, Diaz con una troupe tecnico/artistica di nemmeno 30 persone, mette in fila le megaproduzioni statunitensi sbarcate al Lido in gran numero, relegando al secondo posto Tom Ford e il suo thriller Nocturnal Animals (Gran Premio della Giuria), e l’universo distopico e desertico pieno di cannibali e “cannati” di The Bad Batch di Ana Lily Amirpour che porta a casa il Premio Speciale della Giuria. Quest’ultimo, è il film che, per pura cronaca quotidiana dal Lido, ha ricevuto la media più bassa di voti sia dalla stampa italiana che da quella straniera.

Secondo la giuria coordinata dal regista Sam Mendes, il Leone d’Argento alla miglior regia va ad ex aequo tra due registi: al visionario ed inquieto sguardo del messicano Amat Escalante per La region salvaje, e al russo André Konchalovsky, autore di un discutibilissimo film sull’Olocausto, Paradise. La miglior attrice del Concorso di Venezia 73 (Coppa Volpi) è Emma Stone, protagonista del musical d’apertura La La Land, dove interpreta una cameriera che prova a sfondare nel mondo del cinema. Miglior attore è l’argentino Oscar Martinez, fulcro del racconto di El Ciudadano illustre, eccellente nella sua interpretazione di un premio Nobel per la letteratura che decide di tornare nella piccola cittadina di provincia che gli ha dato i natali. Jackie di Pablo Larrain si deve accontentare soltanto di un premio come miglior sceneggiatura scritta da Noah Oppenheimer (autore degli script di The Maze Runner e Allegiant).

“Dedico questo film al popolo filippino e alla sua lotta quotidiana”, ha affermato Lav Diaz, Pardo d’Oro a Locarno nel 2014 e autore di film fiume, tra cui un autentico capolavoro come Evoluzione di una famiglia filippina, ben 595 minuti di durata, datato 2003. “Il mio è un cinema libero, non mi faccio limitare da confini temporali. La cultura filippina è altamente disfunzionale, per questo nei miei lavori mostro il senso di spaesamento del mio popolo”. Il più commosso dei premiati è Tom Ford: “Mi sono trasferito in Italia del 1990 e ho vissuto qui i migliori anni della mia vita. E poi prima la calorosa accoglienza qui al festival per A single man (2009), e ora il ritorno con questo grande sogno che si avvera ricevendo un premio del genere. Sono immensamente onorato di quello che mi è appena accaduto”.

Il Premio Mastroianni per il miglior attore/attrice emergente va alla tedesca Paula Beer, protagonista Frantz di Francois Ozon; mentre il premio Luigi De Laurentiis alla miglior opera prima (50mila dollari al regista, 50mila al produttore ndr) va a The last of us, diretto da Ala Eddine Slim, film in concorso alla Settimana della Critica, coproduzione Tunisia-Qatar-UAE-Libano. A bocca asciutta rimangono i tre titoli italiani: Spira Mirabilis, Piuma e Questi giorni; come i favoriti alla vigilia: Une Vie di Stephan Brizé e Arrival di Denis Villeneuve. L’Italia si “accontenta” con la vittoria come miglior film nella sezione Orizzonti andata al documentario Liberami, ideato e diretto da Federica di Giacomo, full immersion antropologico nella quotidiana pratica degli esorcismi di Padre Cataldo, uno dei sacerdoti più richiesti in Sicilia. “Non so se è stato lo zampino del diavolo o della divina provvidenza – ha spiegato la regista – Dedico comunque la vittoria al mio eroe, Padre Cataldo, dotato di sana autoironia e tanta passione”.

“Abbiamo premiato film che sono usciti dalla nostra comfort zone”, ha spiegato Sam Mendes, presidente del Concorso Venezia 73, di fronte alla sorpresa del filippino vincitore, lui che come ultimo film da regista ha girato il blockbuster 007-Spectre. “Assegnare il Leone d’Oro a Lav Diaz e The Woman who left ne aumenta le probabilità di farsi distribuire in sala e di essere visto. Speriamo che questo premio possa incoraggiare realmente il pubblico a vederlo”.

Le scelte della giuria diretta da Mendes &Co apriranno nuovamente il fronte della polemica sui palmares veneziani che trascurano i titoli statunitensi in gara e che poi puntualmente vanno a vincere Oscar importanti nel marzo successivo, mentre privilegiano film che spesso nonostante la vittoria non riescono nemmeno ad uscire in sala. Nodo gordiano che Venezia 2016 non aiuta a tagliare ma a riannodare ulteriormente.

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