Uno dei punti principali di discussione è legato ai tempi trascorsi tra il prelievo e il momento in cui viene comunicata la positività. Sarebbero stati molto lunghi e di conseguenza i tempi per ribattere alle accuse sono stati compressi. Esistono casi simili a quello del marciatore altoatesino sotto il profilo delle tempistiche?

Sì, almeno uno. Quello della nuotatrice russa Vitalina Simonova, che ha atteso 4 mesi e qualche giorno tra il prelievo del campione e la notifica della positività. Il controllo antidoping – a sorpresa fuori competizione, come Schwazer – è datato 29 giugno 2015. Il campione arriva nel laboratorio di Colonia il 1° luglio. Due giorni dopo, ovvero uno in più dell’altoatesino che sul punto della provetta consegnata “in ritardo” ‘batte’ molto. Viene quindi effettuato il test IRMS, lo stesso del marciatore azzurro, e la notifica della positività viene inviata alla Federazione internazionale di nuoto il 25 settembre. La stessa Federazione notifica la violazione all’atleta il 2 novembre, a più di quattro mesi dal controllo. Due in meno di Schwazer, ma per lui è stato analizzato anche il passaporto biologico che a gennaio era ancora incompleto.

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