Il Salone del libro si farà a Milano. ‘Addio Torino’: con 17 voti favorevoli su 32 l’Associazione Italiana Editori ha scelto il capoluogo lombardo. Il consiglio generale ha dato mandato al presidente Aie, Federico Motta, di procedere alla realizzazione di una joint venture con Fiera Milano per l’implementazione del ‘Progetto Promozione del Libro‘. La nuova società si occuperà di sviluppare attività di promozione del libro a livello nazionale, anche mediante l’organizzazione di eventi fieristici in tutto il territorio nazionale, valorizzando l’intera produzione editoriale. L’Aie, si legge in una nota, “si augura di poter continuare con le istituzioni piemontesi e la Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura una collaborazione tesa all’individuazione e alla realizzazione di eventi per lo sviluppo della lettura”.

Parole che non sono piaciute al presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino: “Le affermazioni del dottor Motta, rese con il tono che lo contraddistingue almeno da quando ho avuto il piacere di conoscerlo, dimostrano quale fosse il suo obiettivo fin dallo scorso ottobre. A questo punto e lo dico con toni meno sgradevoli dei suoi, la sfida è accettata: noi ora ci prendiamo il tempo strettamente necessario per elaborare un progetto innovativo con le diverse personalità che, a cominciare da Massimo Bray, hanno dato la loro disponibilità. Giocheremo le nostre carte sul piano dell’innovazione culturale con un progetto che segni discontinuità con il passato e un rilancio forte del Salone del Libro, un progetto che, anche in considerazione dell’intesa e del sostegno al Salone da parte del Mibact e del Miur – ha concluso Chiamparino – abbia come obiettivo la promozione di tutte le forme di lettura a livello nazionale”.

Un esito scontato. I vertici dell’Aie avevano deciso fin dall’inizio di voler organizzare un Salone a Milano. Sarebbe stato più sincero da parte dell’Aie dirlo subito e non far credere che avrebbe esaminato più proposte, cosa che in realtà non è mai avvenuta”. Così l’ex sindaco Piero Fassino che aggiunge: “E’ una scelta che renderà più difficili i rapporti tra Torino e Milano, due città sempre più complementari che per il loro sviluppo hanno interesse a costruire progetti comuni e non a perdersi in conflittualità competitive”.  “Torino in ogni caso – ha concluso Fassino – non può rinunciare a essere una città del libro e a valorizzare in forme nuove e con nuovi progetti un patrimonio accumulato in trent’anni di attività che ha raccolto unanimi riconoscimenti nazionali e internazionali”.

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