Citano Enrico Berlinguer. Che “a trentacinque anni di distanza rimane di grande attualità”. Perché da allora i “partiti hanno accentuato la loro caratterista di ‘comitati elettorali’, di luoghi di occupazione del potere e dello Stato”. Influenzando e determinando “le scelte e le nomine delle cariche pubbliche”. E la “commistione tra partiti e istituzioni” è diventata la causa principale “della crisi del nostro sistema democratico”. Ne sono convinti i deputati Giulio Marcon (primo firmatario), Celeste Costantino, Giorgio Airaudo, Gianni Melilla, Donatella Duranti e Giovanni Paglia di Sinistra italiana con il collega di Centro democratico Mario Sberna. Che sono corsi ai ripari con una proposta di legge (pdl) per impedire di cumulare, nelle mani delle stesse persone, ruoli apicali all’interno dei partiti e incarichi di vertice in seno alle istituzioni.

DOPPIO INCARICO ADDIO – Tanto per fare un esempio, se la pdl venisse approvata, non sarebbe più consentito, come oggi avviene, che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi (nella foto), sia contemporaneamente segretario del suo partito (il Pd). Ma cosa prevede nel dettaglio la proposta di legge? L’articolo 1 introduce il principio generale delle incompatibilità. Tra le cariche di partito, previste dai relativi atti costitutivi e statuti, e le cariche istituzionali. Che sono dettagliatamente elencate: presidente della Repubblica, presidente del Consiglio, ministri, sottosegretari, sindaci, presidenti di regione, di provincia e di municipio, assessori comunali, provinciali e regionali, deputati, senatori, consiglieri di regioni, comuni e province, consiglieri e presidenti degli organi costituzionali. L’incompatibilità è, inoltre, estesa anche “ai consiglieri e ai presidenti delle autorità indipendenti, ai consiglieri di amministrazione di società pubbliche e a ogni soggetto con funzioni dirigenziali esercitate nella pubblica amministrazione, a livello locale e centrale”. La pdl prevede, inoltre, che, al momento della nomina ad una delle cariche istituzionali menzionate dal testo, il soggetto che rivesta una carica incompatibile in un partito o movimento politico, debba “entro trenta giorni dall’assunzione della carica istituzionale, dimettersi dalla carica nel partito o movimento politico di appartenenza”. In caso di inadempienza decadrà dalla carica istituzionale.

A CIASCUNO IL SUO – Un intervento normativo che, secondo i proponenti, non è più rinviabile. Per fermare, come sostengono nella relazione introduttiva del provvedimento, “la deriva della trasformazione dei partiti in agenzie parastatali” e la metamorfosi delle istituzioni in “preda e terreno di caccia di risorse e di sostegni”. Per questo – è l’obiettivo della pdl – i partiti dovrebbero restare “separati dallo Stato”. Non solo “dagli apparati della pubblica amministrazione”, ma anche dalle “istituzioni politiche elettive”. Per dedicarsi “alla elaborazione dei programmi di governo, alla scelta dei candidati e alla responsabilizzazione degli eletti”. Senza intromettersi nella “diretta gestione della cosa pubblica”. Insomma, solo una netta separazione tra cariche di partito e cariche istituzionali, insistono i proponenti, può limitare “fenomeni di clientelismo e di occupazione del potere”. Rompendo con il sistema che Berlinguer tanto criticava.

Twitter: @Antonio_Pitoni

 

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