Sullo schermo della sala d’attesa scorrono le immagini della commedia con Ben Stiller, E alla fine arriva Polly. Qua e là sulle pareti degli ambulatori e delle stanzette private ci sono scritte alcune frasi celebri sui diritti e l’orgoglio al femminile firmati Frida Kahlo, Michelle Obama e Patti Labelle. Ogni dettaglio sembra essere curato per creare un’atmosfera rilassante nella sede texana di San Antonio della Whole Woman Health, la casa madre della catena di cliniche per l’aborto “olistico” più conosciute d’America. L’ha inventata nel 2003 Amy Hagstrom Miller, allargandosi poi in nemmeno quindici anni con altre sette cliniche sussidiarie: sempre in Texas a Fort Worth e McAllen, poi a Baltimora nel Maryland, Las Cruces in New Mexico, Minneapolis in Minnesota, e Peoria in Illinois. “Il mio obiettivo è ridurre lo stigma dell’aborto”, ha spiegato a Mashable la Miller, da oltre 30 anni nel campo medico dell’interruzione della gravidanza. “In una gravidanza non prevista c’è la possibilità e l’opportunità che qualcuno si senta responsabile della propria vita, invece di sentirsi vittima della situazione che si è creata”.

Nelle sedi Whole Woman’s Health le pazienti possono portare partner o persone care con sé, proprio come si potrebbe fare per un appuntamento prenatale, nonostante le ferree misure di sicurezza che questi luoghi devono tenere, tra metal detector e guardie armate, soprattutto dopo la recente sparatoria mortale a Colorado Springs lo scorso novembre. L’elemento distintivo di questa catena dell’interruzione di gravidanza è però l’atmosfera, calda e accogliente, la possibilità perfino di farsi qualche risata in attesa di visite, colloqui e interventi, proprio di fronte ad una delle tante commedie selezionate dallo staff e in loop sui lettori dvd della clinica. Altro pezzo forte in ciascuna delle sedi, tra Texas, Illinois, Maryland, New Mexico e Minnesota sono le camere che prendono il nome da donne importanti come la poetessa Audre Lorde o l’artista Frida Kahlo. Le pareti viola sono dolcemente pervase da citazioni edificanti dalle stesse celebri signore. Nella stanza di Lorde, c’è un omaggio alla responsabilizzazione della donna: “Quando ho il coraggio di sentirmi forte, posso usare la mia forza al servizio della mia visione, e allora l’avere paura diventa sempre meno importante”.

La Hagstrom Miller ha formato il suo staff in modo che tra loro e le pazienti si sviluppasse una stretta e sincera empatia attraverso colloqui in cui sono incoraggiate a parlare dei loro sentimenti, a porre domande sulle loro credenze religiose, morali o spirituali. Un approccio agli antipodi con il modello medico tradizionale di quello che la fondatrice di WWH chiama barbaramente lo “svuotamento dell’utero”. Su questo tema, alla Whole Woman’s Health, sul manuale di infermieri e medici in dotazione, è dedicato un intero capitolo dove si parla “della paura, della vergogna e dello stigma” provati dai pazienti. Addirittura i nuovi dipendenti prima di iniziare a lavorare trascorrono una giornata presso la clinica come pazienti anonimi, con tanto di prelevamento del sangue e il posizionamento sul lettino con le staffe per fare un’ecografia.

L’esperienza della Whole Woman’s Health in Texas è stata messa alla prova nel 2013 da forti restrizioni alla legalità della pratica dell’aborto messe in atto dallo Stato del Sud degli Stati Uniti. Un’iniziativa di legge che ha fatto chiudere parecchie cliniche che praticavano l’interruzione alla gravidanza in Texas, e provocato una lunga lista d’attesa di pazienti. La Hagstrom Miller ha comunque sfidato la legge federale facendo finire il caso di fronte alla Corte Suprema (Whole Woman’s Health vs. Hellerstedt) che in questi giorni lo sta discutendo. In caso di sentenza a loro contraria le tre cliniche olistiche texane potrebbero seriamente finire la loro attività.

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