In Italia i processi per il rapimento di Abu Omar, ex imam egiziano di Milano portato via da un commando della Cia il 17 febbraio 2003, si sono risolti con il non luogo a procedere per l’apposizione del segreto di Stato. E così che gli 007 dell’allora Sismi ne sono usciti indenni. E chi è stato condannato, ovvero gli agenti statunitensi che lo prelevarono con l’aiuto di un maresciallo del Ros e lo consegnarono all’Egitto, non sconterà mai la pena. Alcuni sono stati nel tempo graziati da Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella, per gli altri non è addirittura andata avanti la richiesta di mandato di arresto internazionale. La rogatoria giace ancora in qualche cassetto del ministero della Giustizia.

I giudici: “L’Italia ha abusato del segreto di Stato”
Oggi una condanna arriva dalla Corte europea dei diritti umani e l’imputato è l’Italia. “Tenuto conto delle prove, la Corte ha stabilito che le autorità italiane erano a conoscenza che Abu Omar era stato vittima di un’operazione di extraordinary rendition cominciata con il suo rapimento in Italia e continuata con il suo trasferimento all’estero”. Il nostro paese, secondo i giudici di Strasburgo, ha violato il diritto del predicatore a non essere sottoposto a tortura e maltrattamenti“. In Egitto l’uomo, su cui pendeva un’ordinanza di custodia cautelare e che sarebbe arrestato dalla Digos di Milano se non fosse stato sequestrato illegalmente, subì torture di ogni genere. Come la cronaca di questi giorni ci ha mostrato può accadere nel paese nordafricano. Se non fosse stato rapito Hassan Mustafa Osama Nasr, questo il suo nome, avrebbe scontato una pena a sei anni per terrorismo.

L’Italia ha inoltre violato il diritto dell’ex imam e della moglie al rispetto della vita familiare e per questo il nostro paese dovrà pagare 70mila euro a Abu Omar e 15mila a sua moglie per danni morali. La sentenza diverrà definitiva tra tre mesi se lo Stato italiano non chiederà e otterrà dalla Corte di Strasburgo un nuovo esame davanti alla Grande Camera. A rendere più clamoroso questo verdetto è però il giudizio sugli esecutivi italiani che nel corso del tempo hanno apposto e confermato il segreto di Stato, a cui si era appellato sin dal primo interrogatorio l’ex direttore del Sismi, Nicolò Pollari. Prosciolto quindi dalle accuse. Il nostro paese ha applicato quel principio Stato in modo improprio e tale da assicurare che i responsabili per il rapimento, la detenzione illegale e i maltrattamenti ad Abu Omar “non dovessero rispondere delle loro azioni”. Una sostanziale impunità giuridica con il sigillo delle istituzioni. “Nonostante gli sforzi degli inquirenti e giudici italiani, che hanno identificato le persone responsabili e assicurato la loro condanna, questa è rimasta lettera morta a causa del comportamento dell’esecutivo“.  Tra gli imputati italiani sono rimaste definitive solo le condanne dei due agenti Sismi per favoreggiamento a 2 anni e 8 mesi, Pio Pompa e Luciano Seno; un anno e 9 mesi patteggiati dal carabiniere, Luciano Pironi detto Ludwig, per l’ammessa partecipazione al sequestro; e i 6 mesi, convertiti in 6.840 euro, patteggiati dal giornalista (poi parlamentare) Renato Farina per favoreggiamento. Nel corso degli anni l’apposizione del segreto di Stato, vale la pena ricordarlo, è stata confermata dai governi Berlusconi, Prodi, Monti e Letta.

L’avvocato Bauccio: “Sentenza che rende onore ad Abu Omar e ai pm”
È soddisfatto l’avvocato Luca Bauccio, storico legale dell’ex imam: “È stato riconosciuto un grave torto e una grave ingiustizia commessa dai governi e dalla Corte costituzionale (che aveva dato ragione al governo sulla questione del segreto di Stato, ndr). Questa sentenza rende giustizia innanzitutto ad Abu Omar e rende onore e merito alla procura di Milano e al dottor Armando Spataro (oggi a capo della procura di Torino, ndr) e ai tutti i giudici che hanno emesso delle sentenze in questo caso”. Il legale poi punta il dito contro chi negli anni ha impedito che questa storia avesse un esito diverso da un sostanziale nulla di fatto: “Il principio che è importante e bisogna coltivare è che uno Stato ha sempre il dovere di comportarsi secondo legalità e con Abu Omar non l’ha fatto. E secondo l’accusa lo Stato ha agito in modo illegale e ha coperto reiteratamente le prove che erano state utilizzate per il processo e le sentenze di condanna”.

Bauccio ricorda anche come, a processi chiusi, lo Stato italiano abbia proseguito sulla stessa strada con la concessione della grazia agli unici condannati e la mancata emissione di mandati di arresto internazionale nei confronti degli 007 Usa: “L’ennesima dimostrazione della piena e dolosa partecipazione del nostro Stato nella violazione dei principi fondamentali tutelati dalla Corte dei diritti dell’uomo e dalla Costituzione italiana. L’Italia ha concesso la grazia a persone condannate con sentenza definitiva e che non hanno mai scontato mai un giorno di carcere, che non si sono mai pentite, né ravvedute. Uno schiaffo alla Costituzione“. Infine un ringraziamento a chi ha permesso almeno un po’ di giustizia: “Se il processo è arrivato alla fine e se possiamo raccontarlo, se abbiamo potuto costruire la nostra difesa è grazie al lavoro straordinario di Armando Spataro”.

Lo scontro tra Cassazione e Consulta
In questo pasticciaccio la cronaca giudiziaria ha dovuto registrare anche uno scontro dialettico tra Cassazione e Corte Costituzionale. Gli ermellini, nelle motivazioni del proscioglimento “ineludibile” dei vertici del Sismi, scrivevano nero su bianco che – abbassando il “nero sipario” del segreto di Stato, esteso a dismisura sull’allora servizio segreto – la Consulta aveva abbattuto in radice ogni possibile controllo della magistratura sul potere di segretazione consegnandolo alla discrezionalità della politica. La suprema Corte era stata di fatto costretta a prosciogliere i vertici del Sismi. Solo per “lealtà” istituzionale – avevano ammesso i magistrati – era stato preso atto della “dirompente” e “lacerante” decisione della Consulta. Che aveva “inaspettatamente” tracciato “quell’ampio perimetro” di immunità. Che oggi Strasburgo ci rinfaccia.

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