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Salvini rilancia Libero: non si sa chi tra i due sia il più in malafede o il più ignorante

Non commenterò il messaggio ignobile di giubilo per un ragazzino di 14 anni arrestato, né l’uso disgustoso del linguaggio. Mi limiterò a fare un minimo di banale fact checking
Salvini rilancia Libero: non si sa chi tra i due sia il più in malafede o il più ignorante
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Ieri Libero titolava a caratteri cubitali: “Arrestato rom quattordicenne: il primo con il decreto anti maranza”. Matteo Salvini postava la foto della pagina di giornale sul proprio profilo Facebook chiosando: “Dalle parole ai fatti. Grazie Lega!”. Non si sa chi tra i due sia il più in malafede o il più ignorante, se il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti o il vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture. Non commenterò il messaggio ignobile di giubilo per un ragazzino arrestato, né l’uso disgustoso del linguaggio. Mi limiterò a fare un minimo di banale fact checking, giusto per capire se quella frase abbia un qualche senso o meno.

Non esiste alcun decreto recente, tale da produrre il suo primo arresto, che si sia visto attribuire l’orrendo nome giornalistico di “anti-maranza”. Esistono invece ben due disegni di legge di iniziativa governativa, approvati dal Consiglio dei Ministri a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro. Il secondo, cui probabilmente Libero si riferisce, è di cinque giorni fa. Essendo un disegno di legge, non è ovviamente operativo. Per fortuna abbiamo ancora qualche parvenza di parlamentarismo e dovrà passare l’esame delle Camere. Nessuno può oggi essere arrestato – né può fare nessuna altra cosa – come effetto di quelle norme. Se Libero non lo sa, è ignorante. E un quotidiano ignorante, che ignora le notizie che dovrebbe dare, è qualcosa di piuttosto inutile. Ma se non lo sa un ministro della Repubblica, parte di quel governo che ha redatto le norme, la situazione è più grave.

Ma la storia non finisce qui. Supponiamo adesso infatti che quelle norme siano già in vigore. Supponiamo che si trattasse davvero di un decreto, come erroneamente citato dal titolo in questione. Anche in questo caso, la frase sarebbe del tutto priva di fondamento. Quella frase intende riferirsi alla norma che comporterà, qualora approvata, una formale inversione dell’onere della prova rispetto all’imputabilità dei minorenni tra i 14 e i 18 anni. Che cosa significa ciò? Che il Codice Rocco – non proprio un esempio di lassismo – prevede che la capacità di intendere e di volere per tale fascia di età vada valutata dal giudice caso per caso. Si presume che non ci sia, e che dunque il ragazzo o la ragazza non sia penalmente responsabile, e si decide durante il procedimento che invece c’è, aprendo così alla possibilità della condanna.

Il giovane, dunque, può ben essere condannato, o comunque introdotto nel sistema penale, anche a prescindere della nuova norma pensata da questo governo. E può anche andare in carcere. Tant’è che in questo momento le carceri minorili italiane ospitano 542 giovani detenuti, di cui 327 hanno un’età compresa tra i 14 e i 18 anni.

La nuova norma governativa cambia la prospettiva teorica pensata dal guardasigilli di Mussolini Alfredo Rocco: se approvata, la capacità di intendere e di volere del minorenne, e dunque la sua imputabilità, sarà presunta in partenza, e si dovrà al contrario dimostrare caso per caso che il giovane è invece incapace. I numeri non cambieranno granché: nel 2024, ultimo dato disponibile, su 11.846 procedimenti penali definiti di fronte ai Tribunali per i minorenni, i proscioglimenti per non imputabilità sono stati 64.

Già oggi i ragazzi e le ragazze sono sostanzialmente sempre considerati imputabili. Già oggi vengono arrestati e vanno in galera. Il ragazzo rom quattordicenne arrestato ieri c’è andato sulla base delle norme esistenti. Dalle parole ai fatti, dice Salvini. Ma non c’è alcun legame tra quelle parole e quei fatti. L’Italia avrebbe bisogno di un vicepresidente del Consiglio più competente.

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