Si chiama Abaya ed è la prima collezione di Dolce&Gabbana dedicata alle donne musulmane che prevede hijab (velo per coprirsi il capo) e abaya (la veste nera che copre completamente il corpo delle donne lasciando scoperti solo occhi, mani e piedi). Con motivi floreali sono i tessuti leggeri della collezione primavera 2016 o arricchiti da varianti in pizzo, ricami o pietre preziose. I toni scelti dai due stilisti italiani sono il nero e il beige per questa prima collezione adornata da vistosi accessori.

Dolce&Gabbana non sono i primi che si sono aperti verso il Medio Oriente dedicando delle collezioni: nel 2014 già Tommy Hilfiger ,Oscar de la Renta, Monique Lhuillier, DKNY e la catena Mango hanno realizzato una capsule collection dedicata al Ramadam.

Secondo Thomson Reuters nel 2013 i musulmani hanno speso per essere alla moda circa 266 miliardi di dollari, cifra in ascesa secondo le previsioni che la vedono arrivare a 500 miliardi di dollari nel prossimo 2019. Solo qualche mese fa anche HM, famosa catena di abbigliamento low cost, aveva utilizzato nella sua campagna invernale la modella Mariah Idrissi con hijab.

Un mercato in continua crescita dove anche le maison lusso cercano di conquistarsi la loro fetta. Secondo lo studio “Doing Business in Halal Market” di Euromonitor International, segnalato da Moda 24 del Sole 24 ore, nel 2013 l’abbigliamento donna ha generato un terzo dei ricavi di settore nei paesi che aderiscono alla Organisation of Islamic Coperation (OIC) (il 34%), seguito dal menswear (27%), dalle calzature (21%), dall’abbigliamento junior (12%) e dagli accessori (3%).

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Gisele Bundchen, la modella da 400 milioni di dollari presenta il suo libro fotografico: in copertina, il nudo di Irving Penn (FOTO)

next
Articolo Successivo

Milano Moda Uomo 2016 – pigiami, shorts e vestitini: ma la mascolinità dove la troviamo? (FOTO)

next