Ieri sono state arrestate cinque persone a Messina per corruzione in una vicenda di rifiuti che ho conosciuto personalmente. Tutto sarebbe partito dalla denuncia del Sindaco Renato Accorinti, e dalla gestione di Alessio Ciacci. Vorrei parlarvene. Si tratta di rappresentanti della azienda Messinambiente che, secondo la Procura intascavano tangenti in cambio di affidamenti allegri. In particolare il Procuratore cita alcuni episodi che ho potuto conoscere e che adesso che assumono una fattispecie penalmente rilevante vorrei raccontare.

Infatti nel 2014 il nuovo legale rappresentante della Messinambiente Alessio Ciacci mi chiamò a contribuire al suo sforzo di risanamento, contrazione della spesa e rilancio del servizio rifiuti.

Tornando agli illeciti, appena arrivati in una azienda che macinava perdite a suon di milioni all’anno e leggendone i bilanci ci imbattemmo in servizi esternalizzati che non si comprendevano ma che costavano milioni di euro.

Ad esempio l’azienda spendeva oltre ventimila euro al mese per manutenzione cassonetti e i contenitori della città erano fatiscenti, peraltro tale manutenzione veniva precisata come solo ordinaria, quella straordinaria, cioè sostituzione leve, coperchi non era compresa. Dal dicembre 2009 furono spesi ben 1.100.000 euro in questa attività, una somma colossale.

Così dopo aver individuato il problema, il nuovo amministratore Ciacci nell’estate del 2014 mise una persona full time a controllare il servizio di manutenzione ed in pochi giorni furono operati più di mille reclami all’appaltatore.

Convocammo l’appaltatore privato e chiedemmo in modo un po’ sfrontato di interrompere il contratto che doveva durare fino al 2017. L’appaltatore, ci disse immediatamente che era disponibile ad interrompere… rinunciando ad un servizio cosi redditizio. Non chiedeva nessun preavviso, nessun risarcimento. Vista questa sua disponibilità senza battere ciglio gli chiedemmo che quanto fatturato e non ancora pagato fosse in gran parte annullato. Non senza qualche resistenza lui acconsenti e il 30 settembre 2014 firmò la rinuncia a oltre 130.000 euro di fatturato, determinando un risparmio di oltre 750 mila euro per il prosieguo dell’attività che invece fu internalizzata operando con personale già esistente.

Eravamo in quattro in quella trattativa, due ieri mattina sono stati arrestati, il contabile della azienda pubblica e l’appaltatore di quel servizio che secondo la Procura erano in combutta anche per questo affare.

La Procura si è concentrata anche sulle manutenzioni degli automezzi e i noleggi di automezzi con autisti per il trasporto dei rifiuti in altre provincie che anche quelle furono azzerate nel 2014. Pur con il rammarico per le persone coinvolte, la lezione che possiamo trarne è che oltre a scegliere con cura come spendere i soldi pubblicinon basta aggiudicare secondo la legge scegliendo le migliori offerte ma soprattutto occorre sempre controllare con cura i servizi erogati per essere sicuri che quanto pattuito sia stato svolto. Spesso infatti dietro gli apparenti sprechi può celarsi anche il malaffare.

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