Incontra il boss locale della ‘ndrangheta perché vuole protezione, dopo essere stato picchiato e minacciato. I protagonisti di questa vicenda sono due. Il primo è l’ex capo dell’ufficio tecnico di Magenta, Giovanni Biolzi, ingegnere, ora dirigente dello stesso settore a San Donato Milanese (stipendio annuo: 92.766,95 euro); il secondo è Sabatino Di Grillo, ritenuto il capo del clan Di Grillo-Mancuso nell’Altomilanese e condannato in primo e secondo grado a 10 anni di carcere. I fatti risalgono alla primavera del 2012, ma sono stati resi noti soltanto qualche giorno fa, durante la requisitoria del pm Giuseppe D’Amico al processo in corso a Milano sui rapporti tra politica e mafia, che vede imputati tra gli altri l’ex assessore regionale Domenico Zambetti, l’ex sindaco di Sedriano Alfredo Celeste ed Eugenio Costantino, colui che secondo l’accusa teneva i rapporti tra politici e clan.

Una vicenda, quel del tecnico comunale, che il pm ricostruisce con le intercettazioni telefoniche per dimostrare quanto potente e temuta fosse la cosca Di Grillo-Mancuso, che a nord di Milano dettava legge, praticando estorsione, racket, prestiti a usura e recupero crediti. Nella primavera 2012, a Magenta, c’è la campagna elettorale. Un pomeriggio di maggio, in municipio, si presentano Rocco Mongiardo (titolare della discoteca Dubai) e Franco Rigoli, entrambi ritenuti dai magistrati “soggetti contigui alla famiglia mafiosa dei Musitano di Bareggio”. Si dirigono all’ufficio tecnico, dove prima insultano e poi picchiano il responsabile Biolzi e il suo vice Angelo Schinocca, condendo il tutto con minacce alle famiglie dei due dipendenti. Il motivo di tanta rabbia sono i permessi per la discoteca, che tardano ad arrivare.

“In quei giorni – ricorda l’ex sindaco Pdl di Magenta, Luca Del Gobbo, oggi capogruppo in Regione per il Nuovo Centrodestra – Biolzi era molto spaventato, in particolare per i suoi figli. Presentò denuncia alla polizia locale e ai carabinieri”. Ma face anche altro. Secondo la ricostruzione del pm D’Amico “chiese al costruttore di Boffalora Paolo Bonomelli (pure lui, non indagato, citato nelle carte dell’inchiesta per un prestito da Mimmo Mazzeo, suocero del boss Di Grillo e ritenuto dai magistrati “il cassiere” delle cosche nel Magentino, ndr) se conoscesse qualcuno capace di far cassare le minacce”. Bonomelli, titolare della Edilmaren, in comune a Magenta è di casa. E tutti sanno quali sono le sue amicizie. Il suo consiglio, del resto, è inequivocabile: Biolzi deve incontrare Di Grillo, il capo della ‘ndrangheta territoriale. Così avviene, ha ricostruito il pm. E il boss è di parola, perché organizza un summit nella sua villa-bunker di Cuggiono, sul Ticino, dove riceve i due aggressori del capo dell’ufficio tecnico e li rimbrotta duramente. Le minacce cessano di colpo.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Antimafia, M5S accusa Libera sul caso Ostia. “Ma la relazione è solo una bozza”. Don Ciotti: “Calunnie”

next
Articolo Successivo

Camorra, sette arresti a Roma. “Il clan Moccia nel business di mozzarelle e ortofrutta”

next