Finalmente una decisione di Barack Obama di cui andare fieri.

Nonostante tutti gli ostacoli possibili e immaginabili imposti da petrolieri e da amanti dello status quo, i costi dell’energia solare continuano a calare. Diventa sempre più facile passare al sole, i costi sono facilmente recuperabili, si risparmia su tempi che diventano sempre più corti, e c’è anche un pizzico di orgoglio ambientale da parte di chi decide di essere green.

Rimane a volta una barriera economica all’inizio: in molti pensano che non possono permettersi di installare i pannelli sui tetti. E voilà. Fra le tante mosse ambientali discutibili di Obama, questa è lungimirante e democratica: una “solar initiative” per aiutare chi non ha il capitale giusto a prodursi l’energia da soli e dai propri tetti. Direttamente dalla Casa Bianca. E’ una proposta bella, articolata, ponderata in cui si vince tutti: i poveri, l’ambiente, e l’economia, visto che il solare incentiva lo sviluppo di posti di lavoro locali.

La Casa Bianca spiega che negli Usa l’industria del sole è cresciuta dieci volte di più del resto dell’economia mentre i costi sono dimezzati. Obama pone allora l’obiettivo di generare energia dal sole anche in comunità meno abbienti – dai tetti delle case popolari, con progetti piccoli e grandi  finanziati da denari pubblici e di filantropi, con assistenza tecnica, e con lo sviluppo di progetti verdi anche in comunità povere.

La solarizzazione diffusa porterà alla creazione di 75,000 nuovi tecnici specializzati entro il 2020. AmeriCorps, una sorta di servizio civile di volontari parteciperà alla formazione del personale e nell’attuazione pratica dei progetti. Ci saranno incentivi per l’assunzione di militari al ritorno dalle guerre in Medio Oriente per dar loro un futuro nell’industria solare, e anzi esiste già il programma Solar Ready Vets (dove Vets sta per veteran, reduci di guerra) grazie al quale i militari vengono formati per diventare specialisti per la solarizzazione delle caserme e delle basi militari.

Lo Stato della California ha già un programma simile, figlio del Cap and trade initiative. Qui, ogni anno lo Stato fissa delle quote massime di Co2 che possono finire in atmosfera (cap). Una parte viene data gratuitamente agli industriali, per il resto occorre partecipare ad aste o comprarli direttamente dal governo. Così, alla fine vendute e comprate tutte le quote, ciascuno ha un tetto massimo di CO2 che può emettere. Chi vuole rilasciare in atmosfera più di quanto gli è concesso – petrolieri in primis – può scambiare quote con chi invece non usa tutti i propri crediti (trade).

Ogni anno il tetto massimo di Co2 totale viene abbassato. Ad esempio, il cap del 2015 è stato di 395 milioni di metri cubi. Nel 2020 sarà di 334. E’ considerato un programma di successo: con i fondi raccolti hanno creato la Greenhouse Gas Reduction Fund (Gcrf) per promuovere progetti green – dal novembre 2012 sono finiti nelle casse dello stato circa 3 miliardi di dollari.  Come parte di progetti finanziati dal cap and trade, la Grid Alternatives di Sacramento che elargisce pannelli solari ai più poveri.

Gratis – dai petrolieri ai tetti.  Per ora funziona.

Qui le rinnovabili in California

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