Fiamme fuori dal campo nomadi della Monachina, alla periferia di Roma. A prendere fuoco sono stati due cassonetti vicino all’ingresso. È successo nella notte tra il primo e il 2 giugno, intorno all’una e trenta. Il campo è quello in cui vivevano i tre ragazzi fermati dalla polizia per l’incidente del 27 giugno, quando un’auto ha travolto nove persone, uccidendo una donna. Gli altri abitanti avrebbero detto che nei cassonetti sono state lanciate delle bottiglie molotov, ma non sarebbero state trovate tracce evidenti che possano ricondurre a un gesto doloso. Per i vigili del fuoco, al momento, le cause rimangono imprecisate e non è esclusa alcuna ipotesi.

Intanto continuano le indagini per verificare la presenza di un quarto uomo nell’auto pirata che, in via di Boccea, ha travolto e ucciso la colf filippina Corazon Abordo. Mancano gli ultimi tasselli per avere la certezza sul numero delle persone presenti in macchina e stabilire l’identità di un eventuale quarto uomo.

Poco dopo che l’impatto dell’auto sul gruppo di persone alla fermata del bus, era stata fermata un ragazza di 17 anni del campo nomadi della Monachina. Nei suoi confronti gli inquirenti avevano ipotizzato il reato di concorso in omicidio volontario perché non era alla guida. Le indagini poi, avevano puntato a una coppia di ragazzi che erano in auto con lei. Il primo giugno infatti, sono stati fermati due fratelli: un 17enne e un 19enne.

Le forze dell’ordine sono riusciti a rintracciarli anche grazie alla madre dei due, che ha rivelato alla polizia dove si trovavano: in un campo agricolo in zona Massimina. Per loro già domani dovrebbero esserci gli interrogatori di garanzia. Secondo gli inquirenti comunque, alla guida dell’auto quella sera c’era il più giovane dei due.

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