Sei persone, “forse siriane”, fermate in Ciad con passaporti italiani rubati o, più probabilmente, contraffatti. La polizia di frontiera le ha bloccate all’aeroporto della capitale N’Djamena poco prima dell’imbarco, mentre stavano per salire su un volo francese diretto in Europa. “Non credo sarebbero arrivati in Italia – spiega il console onorario italiano Ermanna Favaretto a ilfattoquotidiano.it -. Siamo in attesa di tutte le verifiche del caso da parte dei militari italiani e della polizia locale”. Nei bagagli dei fermati, una famiglia di tre persone più due ragazze e un ragazzo, sono stati trovati anche passaporti di nazionalità siriana. Ma anche in questo caso non è ancora stato accertato se i documenti siano autentici o contraffatti.

“Per ora ho solamente visto le fotocopie dei passaporti – prosegue il console -. In Italia o in Europa qualsiasi poliziotto si sarebbe accorto degli errori grossolani che c’erano sul documento. Ma queste persone sono arrivate via terra e magari alla frontiera saudita per i militari era impossibile accorgersi delle differenze”. Parla di errori ortografici, sequenze di pagine che non rispecchiano quelle dell’originale italiano. “Ora bisogna controllare se i numeri corrispondono o meno a documenti veri“. Per le autorità è prioritario chiarire le intenzioni dei sei fermati e soprattutto la ricostruzione della modalità con cui hanno realizzato o sono entrati in possesso dei documenti contestati. Non solo dei passaporti: anche “dei visti e dei timbri” che hanno loro consentito di arrivare fino a N’Djamena.

Da mettere a fuoco anche i motivi della fuga in Europa, scegliendo di produrre un passaporto italiano. “In Siria c’è una guerra dalla quale la gente cerca di scappare in tutti i modi – conclude il console – Chi scappa via mare, coi gommoni, magari riesce a sfuggire ai controlli. Via terra è più difficile”.

Il Fatto Internazionale - Le notizie internazionali dalle principali capitali e il dossier di Mediapart

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Ucraina, a Minsk vincono i ribelli. Bene Putin, Merkel e Hollande. Ko Kiev e Ue

next
Articolo Successivo

Appunti dal mondo a km zero – Firenze

next